Pubblicato il

05 febbraio 2019

Catania

SOLENNE PONTIFICALE IN ONORE DI SANT’AGATA

SOLENNE PONTIFICALE IN ONORE DI SANT’AGATA

“Come Agata, dobbiamo avere il coraggio di andare controcorrente in una società in cui ciò che conta è il potere, il denaro e il piacere; una società, la nostra, che pur definendosi ‘cristiana’ non sempre sa o vuole reagire dinanzi alla diffusione della cultura della morte!”. Il monito è stato lanciato durante l’omelia del solenne pontificale in onore della patrona della città, Sant’Agata.

È stato il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, a presiedere, nel duomo di Catania, il pontificale solenne per la festa della patrona. “Pensiamo ai mali che affliggono la nostra terra di Sicilia – ha detto –, dalle varie mafie alle tante forme di ingiustizia sociale, dalla violenza che si fa contro l’ambiente al lavoro nero o allo sfruttamento degli operai, dal pizzo alle estorsioni, dai costumi disonesti alle tante forme di corruzione che inquinano il vivere sociale“. Di qui l’esortazione: “Il coraggio di Agata deve spingerci a essere più coerenti, più forti, più decisi, più determinati nel dire ‘no’ alle logiche di morte per schierarci col Vangelo, costi quel che costi. Nella nostra martoriata Sicilia, quando il popolo ha abbassato la testa è stato schiacciato e addomesticato nella sua voglia di futuro, nelle prospettive da offrire alle giovani generazioni, nella ricerca di un bene più grande e duraturo. Quando, invece, con forza e con grandi sacrifici, ha rispettato la libertà, i valori cristiani e umani, e ha esercitato la fede come bene prezioso, ha fatto enormi passi in avanti”.

In questa nostra drammatica fase storica – il monito – come cristiani abbiamo bisogno di rialzare la testa; abbiamo bisogno di coscienze libere che sappiano far sentire la loro voce rivendicando la dignità della vita umana in ogni sua forma e denunciando ciò che non funziona. Noi spesso pensiamo di essere buoni cristiani perché preghiamo, qualche volta frequentiamo i sacramenti e andiamo in Chiesa. Ma non ci viene in mente che per serio è necessario anche lottare per una società più giusta, preferire e cercare la trasparenza o interessarci dei poveri e dei migranti, mostrare rispetto e offrire amicizia a chi è disprezzato, o essere disponibili verso il parente o il vicino di casa in difficoltà o dare più tempo alla moglie o al marito o ai figli o ai genitori …”.

L’arcivescovo di Agrigento ha precisato: “Queste cose sono strettamente legate alla fede, anzi sono la prova del nove di essa”. Per il presule “non basta dirsi credenti, bisogna essere credibili e lo si è quando si è coerenti e si vive la propria vita, qualunque ruolo occupi nella società, secondo ciò che il Signore chiede nel Vangelo. Per esempio, non si può dire di essere amici di Dio se non si sanno amare i fratelli. A Cristo – ha assicurato il card. Montenegro – non interessano solo le cose che facciamo, ma guarda come le facciamo, cioè quale cuore mettiamo nel farle. La fede non c’è solo quando si conoscono le cose di Dio, ma quando lo lasciamo entrare nella nostra vita. La fede non è un’inquilina comoda e tranquilla; credere, infatti, non è facile. La fede non si vive solo in chiesa ma soprattutto nella vita; si gioca allo scoperto, nelle case, lungo e strade, negli uffici, nelle scuole”.

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