“Non posso parlare di conclusioni, ma prospettive di cammino, di punti di forza per cominciare, riprendere o continuare il percorso dentro il quale ci stiamo giocando con amore e in atteggiamento di gratuità e di servizio”. Mons. Salvatore Muratore, vescovo di Nicosia e delegato CESi per la Dottrina della Fede e la Catechesi, chiudendo il Convegno regionale dal titolo “Trasmettere la fede in e con la famiglia”. “Ma, in chiusura - ha detto - scriverei in questo convegno una parola che può essere riferita alla famiglia, ai catechisti, ai presbiteri ed è la parola sunergoi, che vuole dire sinergia. Lo userei come un sostantivo che si riferisce a persone che mettono insieme, sun, le forze, le energie, le capacità".
“Non posso parlare di conclusioni, ma prospettive di cammino, di punti di forza per cominciare, riprendere o continuare il percorso dentro il quale ci stiamo giocando con amore e in atteggiamento di gratuità e di servizio”. Mons. Salvatore Muratore, vescovo di Nicosia e delegato CESi per la Dottrina della Fede e la Catechesi, chiudendo il Convegno regionale dal titolo “Trasmettere la fede in e con la famiglia”.
“Innanzitutto scriverei in questo convegno una parola che può essere riferita alla famiglia, ai catechisti, ai presbiteri ed è la parolasunergoi, che vuole dire sinergia. Lo userei come un sostantivo che si riferisce a persone che mettono insieme, sun, le forze, le energie, le capacità. Traggo questa parola – ha detto il presule – da una modo con cui Paolo definisce una coppia di suoi amici: Aquila e Prisca, “fabbricatori di tende”. Sappiamo che, a Efeso, la loro casa era una domus ecclesia: presso di loro si radunava una comunità cristiana. Avevano una fabbrica di tende a Corinto, dove lavorò anche Paolo, loro ospite. Insieme all’apostolo, in quel periodo, essi collaborarono nel ministero per oltre un anno e mezzo. Paolo li chiama sunergoi per indicarle come persone impegnate con lui nel lavoro missionario, veri “con-lavoratori“. Sunergoi significa che famiglie, catechisti e presbiteri devono imparare a mettere insieme le proprie energie, capacità, carismi, vocazioni che hanno forza propria per la radice battesimale”. Per mons. Muratore “operare un cambiamento di prospettiva, una conversione della Pastorale, che è cammino lungo e faticoso”.
Lo stesso presule individua le tappe necessarie: il passaggio da esecutori a corresponsabili e, quindi, da una Pastorale clericocentrica a una Pastorale di partecipazione; il passaggio da famiglie destinatarie a famiglie soggetto e, quindi, da famiglie ai margini a famiglie al centro; il passaggio da una Pastorale di recinto ad una Pastorale di periferia, ma perché la periferia diventi anch’essa centro; il passaggio dalla catechesi tradizionale al processo catecumenale. [01]
di mons. Michele Pennisi
Pegaso editore
Caltagirone, 2025
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