24-27 agosto 2026
Chiesa italiana in Sicilia
“UNA CHIESA CHE GENERA. LITURGIA E INIZIAZIONE CRISTIANA”: A CATANIA LA 76ª SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE
È in corso di svolgimento a Catania la 76ª Settimana Liturgica Nazionale. Dal 24 al 27 agosto Catania ospita la 76ª Settimana Liturgica Nazionale, l’appuntamento promosso dal Centro di Azione Liturgica (CAL) che ogni anno riunisce sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e laici impegnati nella pastorale da tutta Italia. Il tema scelto per l’edizione 2026 è “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana”.
L’iniziativa, ospitata dall’Arcidiocesi di Catania, si inserisce nel percorso di riflessione avviato dal cammino sinodale delle Chiese in Italia sul rinnovamento dei percorsi di iniziazione cristiana. Il programma, rivolto ai convegnisti, si svolge principalmente al Seminario interdiocesano “Regina Apostolorum” e prevede celebrazioni liturgiche, relazioni e momenti di confronto tra le diocesi partecipanti, con la presenza di figure di vertice della Chiesa italiana: il segretario generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi, e il segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, mons. Vittorio Francesco Viola.
I lavori si sono aperti con il saluto di Papa Leone XIV, trasmesso in una lettera del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, indirizzata a mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, presidente del Centro di Azione Liturgica e della Commissione CEI per la Liturgia. Nel messaggio, il Segreteria di Stato definisce Catania una città “ricca di bellezze naturali e artistiche“, la cui storia religiosa è segnata dalla testimonianza di Sant’Agata.
Il tema scelto per l’edizione 2026, “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana“, riprende quanto detto dal Santo Padre all’82ª Assemblea Generale della CEI dello scorso maggio: l’iniziazione cristiana non può essere pensata solo come preparazione ai sacramenti, ma va considerata come il “grembo” in cui una comunità genera alla fede e introduce alla vita pasquale.
Parolin collega questo richiamo anche alle catechesi del mercoledì che il Pontefice sta dedicando ai grandi documenti del Concilio Vaticano II. Commentando la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, Leone XIV ha ricordato che i riti liturgici non sono un semplice involucro esteriore del mistero, ma la via attraverso cui la Chiesa lo trasmette, invitando a recuperare il senso più autentico della partecipazione attiva dei fedeli.
Da questa impostazione discendono l’importanza della fedeltà ai riti e la carità. “La liturgia – scrive il cardinale Parolin – educa infatti alla comunione, con due implicazioni: la prima è […] insegnare a coltivare e apprezzare la sobria solennità dei gesti liturgici, aiutando le persone a comprenderne e viverne il più possibile i significati in tutta la loro ricchezza. La seconda riguarda l’irrinunciabile legame che unisce liturgia e carità fraterna”.
La sintesi che il Segretario di Stato propone ai partecipanti indica tre atteggiamenti fondamentali perché la liturgia possa essere davvero spazio generativo dell’iniziazione cristiana: accoglienza, mistagogia e testimonianza di vita. Il cardinale Parolin chiude il messaggio trasmettendo la Benedizione Apostolica del Papa.
Nel pomeriggio della giornata di apertura della Settimana Liturgica nella Cattedrale di Sant’Agata. Nella sua introduzione, mons. Claudio Maniago, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente del Centro di Azione Liturgica (CAL) e della Commissione Episcopale CEI per la Liturgia, ha ricordato come “l’obiettivo dell’itinerario d’iniziazione cristiana non è il sacramento da celebrare, ma la vita cristiana che nasce dal sacramento celebrato. Iniziare alla vita cristiana è il nostro compito: ciò significa iniziare a vivere da cristiani nel mondo”. In quest’ottica, ha proseguito, l’azione generativa della Chiesa “non può mai dimenticare che il fondamento della vita cristiana è Gesù Cristo: il ‘primo annuncio’ è all’origine del cammino. L’unico motivo determinante per diventare cristiani è Gesù e il desiderio di metterlo a fondamento della vita: non il desiderio di essere come ‘tutti gli altri’ o di ‘aver preso tutto’ o ‘non sentirsi inferiori’”. Una riflessione che si riflette sulla pratica catechistica attuale: “C’è il rischio di mettere il ragazzo al centro di tutto, non Gesù Cristo creduto, celebrato, vissuto… la prima Comunione si riduce a essere una festa dei fanciulli, una volta nella vita, senza nessun legame con l’Eucaristia dei cristiani”. Maniago ha richiamato anche il cammino sinodale, che ha reso evidente come oggi non si possa più dare per scontato un patrimonio di tradizione un tempo naturale, da qui la scelta di aprire, anche nella Chiesa italiana, un cantiere sull’iniziazione cristiana. Al centro di questo cantiere, ha detto l’arcivescovo, deve restare Gesù Cristo e non il sacramento in sé: “l’obiettivo non è il sacramento da celebrare, ma la vita cristiana che nasce”.
A prendere la parola è stato anche l’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, che ha commentato la venerazione straordinaria del busto reliquiario di Sant’Agata riservata ai partecipanti al convegno che si è tenuta nel pomeriggio di ieri. Renna ne ha spiegato il motivo: un’ostensione normalmente riservata a occasioni eccezionali, concessa in questo caso perché la platea è composta da esperti e cultori di liturgia giunti da tutta Italia. “Il culto a Sant’Agata – ha sottolineato mons. Renna – ha nella liturgia il suo momento più alto, verso il quale convergono tutte le altre manifestazioni di pietà popolare”. Non un semplice simulacro, ha precisato, ma un reliquiario che custodisce le spoglie della martire catanese, “ritornate nella città dopo la parentesi della dominazione araba nel 1126”, a pochi giorni dalla chiusura delle celebrazioni per il IX centenario di quella traslazione. Renna ha poi ripercorso l’anno appena trascorso – culminato nel pellegrinaggio del 17 agosto e nella messa presieduta dallo stesso cardinale Parolin – come un tempo in cui evangelizzazione, liturgia e carità hanno camminato insieme alla devozione popolare, collegando l’anniversario agatino al cammino sinodale da poco concluso. Un impegno che invita le Chiese italiane a ripensare l’iniziazione cristiana come opera dell’intera comunità che annuncia, celebra e testimonia la carità.
Nella seconda giornata, il segretario generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi, intervenendo a Catania alla 76ª Settimana Liturgica Nazionale, dedicata al tema “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana” ha detto che “l’iniziazione cristiana non è una procedura che ha un termine, semmai ha un compimento“. Il sacramento, ha spiegato Baturi, è lo “strumento dell’incontro con Cristo”, e un incontro non può esaurirsi né essere confinato in un tempo particolare. Il tema fondamentale, ha aggiunto il segretario generale della CEI, è che “i sacramenti devono esprimere e alimentare la fede”, e la fede ha bisogno a sua volta di una comunità e di un percorso. Da questa impostazione discende, secondo mons. Baturi, il criterio con cui va pensata la preparazione ai sacramenti: deve toccare “le strutture fondamentali della persona – le domande del cuore, le istanze del pensiero – e deve saper rinviare a una comunità capace di accogliere e di far camminare chi la attraversa. Senza questo doppio rapporto, con il cuore della persona da un lato e con l’evento comunitario della Chiesa dall’altro – ha concluso mons. Baturi – il percorso non è più iniziazione alla vita cristiana, ma «solo un rito per chiudere una fase della vita”.
Nel kit congressuale consegnato ai circa 300 delegati provenienti da tutta Italia per la 76ª Settimana Liturgica Nazionale, che si terrà a Catania fino a giovedì, c’è anche il lavoro di alcuni ragazzi dell’Istituto Penale per Minorenni (IPM) di Bicocca: le borse di tela con l’effigie di Sant’Agata realizzate nell’ambito del progetto Jobel coordinato a Catania dalla Caritas diocesana. L’iniziativa, promossa a livello nazionale da Caritas Italiana, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, è realizzata in diversi istituti penitenziari minorili italiani. A Catania il progetto è guidato dalla Caritas diocesana, che lo segue all’IPM di Bicocca in accordo con la direttrice, dott.ssa Maria Covato.
Il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, a Catania in questi giorni per la Settimana Liturgica Nazionale, ha spiegato che il progetto nasce per “tornare a dare speranza ai tanti giovani e alle tante ragazze e ragazzi che si trovano ristretti in questi istituti”, offrendo loro “un’opportunità concreta per ripensare la propria vita, per rielaborare quanto commesso e per guardare con speranza al futuro”. Jobel, ha aggiunto don Pagniello, “parte dall’identità di ciascuno” e punta a mettere in risalto le risorse positive che i ragazzi “per primi hanno dichiarato di avere, insieme ai tanti sogni” che portano con sé. Il progetto, ha proseguito il direttore di Caritas Italiana, si costruisce “a partire dall’incontro con i giovani”, coinvolgendo poi la comunità esterna e le sue risorse “per avviare nuovi processi”. Le borse distribuite in questi giorni, ha sottolineato don Pagniello, “sono il frutto di un lavoro, anche di progettazione“: un modo concreto per “offrire la possibilità ai ragazzi di pensarsi in maniera diversa una volta usciti dagli istituti”, un progetto che “vuole organizzare una speranza”.
Il lavoro di cucito che ha dato vita alle borse, spiega Valeria Pisasale, commissario dell’ente gestore della Caritas diocesana e coordinatrice del progetto a Catania, è solo una delle strade che l’équipe percorre insieme ai ragazzi di Bicocca. “Il nostro piano progettuale è pensato, in accordo con la direzione dell’IPM, per accogliere le esigenze dei ragazzi e soprattutto per indirizzarli nell’ottica di una piena ripresa della loro esistenza da tutti i punti di vista”. A questo proposito, spiega Pisasale, “accanto alle borse di studio e ai corsi di formazione, ci sono i laboratori che offrono competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro, come quello di cucina, e altri ideati per offrire una maggiore consapevolezza rispetto alle proprie scelte: dal fotogiornalismo alla lettura, senza tralasciare anche le strade formative che questi percorsi culturali innescano e che possono condurre a opportunità lavorative”.
L’effigie che compare sulle borse è una libera interpretazione di Sant’Agata realizzata dagli stessi ragazzi dell’istituto e il progetto si è intrecciato quest’anno con un’altra ricorrenza cittadina: il IX centenario della traslazione delle reliquie della santa da Costantinopoli a Catania, le cui celebrazioni si sono chiuse lo scorso 18 agosto. La Settimana Liturgica Nazionale, che si tiene ogni anno in una diocesi diversa d’Italia e che quest’edizione ha scelto come tema “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana“, è promossa dal Centro di Azione Liturgica e rappresenta il principale momento di confronto nazionale su liturgia e vita delle comunità cristiane.














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