13 luglio 2026
Ufficio regionale per la Carità - Ufficio regionale per le Migrazioni
“DALLA PARTE DELLE PERSONE, NON DELLA DETERRENZA”: CARITAS E MIGRANTES SUL PATTO EUROPEO SULLA MIGRAZIONE E L’ASILO
Le parole pronunciate pochi giorni fa da Papa Leone XIV a Lampedusa rappresentano un richiamo forte e inequivocabile alla coscienza dell’Europa, proprio nei giorni in cui entra in vigore il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Dall’isola simbolo delle frontiere del Mediterraneo, il Santo Padre ha ricordato che le morti in mare «sono vittime di decisioni prese e di decisioni mancate» e ha invitato a respingere la cultura della paura per costruire politiche fondate sulla dignità della persona, sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa.
Il nuovo Patto rafforza un modello che considera la migrazione innanzitutto come una questione di sicurezza, amplia le procedure accelerate di frontiera, favorisce il trattenimento anche di persone vulnerabili, consolida l’esternalizzazione delle responsabilità verso Paesi terzi e rende sempre più difficile l’effettivo accesso alla protezione internazionale. Si continua a investire nella deterrenza piuttosto che nella protezione, nel contenimento piuttosto che nell’accoglienza, nella gestione amministrativa delle persone piuttosto che nel riconoscimento della loro dignità.
Alla luce di questo scenario le Caritas e gli Uffici Migrantes delle Chiese di Sicilia fanno proprie le parole del Papa ed esprimono una profonda e convinta contrarietà a un impianto normativo che rischia di trasformare il diritto alla protezione internazionale da diritto fondamentale a concessione subordinata alle esigenze di controllo delle frontiere.
La Sicilia conosce meglio di chiunque altro le conseguenze concrete di queste scelte. Da decenni le sue Chiese vivono la frontiera non come uno slogan, ma come una realtà quotidiana. La frontiera è nei porti, nei centri di accoglienza, nei servizi di grave marginalità, nelle parrocchie, negli sportelli di ascolto, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Nei piccoli comuni dell’entroterra come nelle grandi città. È lì che sacerdoti, religiose, religiosi, operatori, volontari e comunità ecclesiali incontrano ogni giorno donne, uomini, bambini e famiglie segnati dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla tratta, dalla povertà estrema e dagli effetti della crisi climatica.
È proprio questa esperienza diretta che ci porta ad affermare con chiarezza che nessuna politica migratoria può essere considerata giusta se sacrifica i diritti fondamentali delle persone più fragili. Per questo le Caritas e le Migrantes di Sicilia continueranno a svolgere il proprio servizio senza arretrare di fronte ai cambiamenti normativi. Continueranno a offrire orientamento e informazione, accompagnamento sociale e legale, tutela delle vulnerabilità, monitoraggio del rispetto dei diritti fondamentali, promozione di percorsi di inclusione e collaborazione con i servizi territoriali e con tutte le istituzioni disponibili a costruire risposte rispettose della dignità umana. Lo faranno mettendo sempre al primo posto le persone vulnerabili e fragili, perché è da esse che si misura la qualità morale e democratica delle nostre società.
Alle istituzioni europee chiediamo di avere il coraggio di rivedere quelle scelte che rischiano di compromettere il patrimonio giuridico e culturale su cui l’Europa stessa è stata costruita. Governare le migrazioni è un dovere; farlo comprimendo il diritto d’asilo, normalizzando il trattenimento e delegando la protezione a Paesi che non sempre garantiscono i diritti fondamentali non rappresenta la strada che le nostre Chiese possono condividere.
Come ha ricordato Papa Leone XIV a Lampedusa, nessuno può chiamarsi fuori dalla responsabilità verso chi bussa alle nostre porte. Noi continueremo a essere una Chiesa di frontiera, che sceglie ogni giorno di stare accanto alle persone che vivono ai margini. Da questa frontiera continueremo ad alzare la voce ogni volta che la dignità umana verrà messa in secondo piano rispetto agli interessi politici o alla paura.
Ufficio regionale per la Carità
Ufficio regionale per le Migrazioni













Condividi