“CON LA TENEREZZA E LA SOLLECITUDINE DI UN PADRE E DI UNA MADRE”
La "gioia dell'annuncio" è stata al centro della riflessione offerta ai partecipanti alla celebrazione eucaristica domenicale, nel corso del Convegno catechisto regionale, dal card. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana.
La “gioia dell’annuncio” è stata al centro della riflessione offerta ai partecipanti alla celebrazione eucaristica domenicale, nel corso del Convegno catechisto regionale, dal card. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana. “GIoia”, ma anche “sollecitidine” e “tenerezza” come di un padre e di una madre verso il proprio figlio, come recita il titolo dell’appuntamento regionale. Il presule ha parlato del “bisogno di sentirci fratelli e sorelle, del riconoscere Dio come creatore, ma anche genitore”.
Nel corso dell’omelia, il card. Romeo ha detto: “Al momento della creazione un’armonia ha pervaso il mondo. Un’armonia che è stata violata dal peccato che ha scolvolto il disegno di Dio, ha rotto l’arcobaleno che lega il Creatore con il suo creato. Ma il nostro Dio non è solo colui che ci ha fatti: è per noi qualcosa di più! È un padre ed insieme una madre. E, come una madre e un padre, non resta tranquillo, indifferente, distaccato dinanzi al peccato dell’uomo. Questo aspetto abbiamo voluto sottolineare con il convegno che stiamo vivendo. Come un padre e una madre Dio veglia su di noi e lo fa con la sollecitudine e la tenerezza che contraddistinguono il rappporto tra un genitore e un figlio. Prima ancora che esso impari a parlare, che sia in grado di esternare i propri bisogni e le proprie necessità, un padre e una madre sanno intuirle, sanno rispondere alle domande non poste e non hanno pace finché non sanno che il loro figlio sta bene, è sereno, è felice. La paternità di Dio conosce l’inquietudine dell’uomo, soffre per le sue sofferenze, anche per la mancanza di lavoro, per le difficoltà quotidiane… Sente la sua insoddisfazione e lo scontro con il proprio limite umano. Fermezza, giustizia e sapienza, ma anche amore concreto, tenero come quello suscitato dalla nascita del Bambino Gesù. La Chiesa si fa carico nella sua azione di far sentire questa tenerezza.
Con questo convegno vogliamo guardare, conoscere, accompagnare la comunità che evangelizza. Ma siamo tutti chiamati ad evangelizzare e a lasciarci evangelizzare, perché è un’esigenza data dai cambiameti del mondo: se non capisco il mondo e mi chiudo, smetto di essere un padre e una madre sollecito. Divento incapace di evangelizzare. Don Pino Puglisi ci esortava ad “annunciare la Parola nella situazione”, e questa situazione, oggi più che mai, è sempre diversa, mutevole e ci interroga in modo nuovo, su temi nuovi. Siamo tutti chiamati: chiamati ad essere testimoni, ad essere missonari. Siamo un corpo mistico, che deve avere un sentire comune. Allora tutti siamo impegnati nell’evangelizzazione. Occorre però organicità: siamo come specchietti che rilfettono la luce, ma senza sinergia il riverbero non avrebbe la capacità reale di illuminare!”. [01]
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