CARITAS E MIGRANTES. “COME CRISTO, COSI’ NOI: STRANIERI E PER QUESTO ACCOGLIENTI”
“Come Cristo così la Chiesa, ci dice la Lumen gentium. Occorre fondare il volto della Chiesa a partire da Cristo: guardando a Lui e su Lui conformandoci, possiamo comprendere come deve essere il rapporto che la Chiesa deve avere con i poveri”. Mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, ha proposto una riflessione dal taglio biblico – teologico al tema proposto dal IV Convegno regionale dal titolo “Caritas e Migrantes insieme per la promozione della dignità dei migranti “nell’anno giubilare della Misericordia” (Cefalù, 15 – 16 ottobre 2016). Il tema dell’intervento del vescovo Lorefice è stato “Ero forestiero. Come Cristo così la Chiesa”.
“Come Cristo così la Chiesa, ci dice la Lumen gentium. Occorre fondare il volto della Chiesa a partire da Cristo: guardando a Lui e su Lui conformandoci, possiamo comprendere come deve essere il rapporto che la Chiesa deve avere con i poveri”. Mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, ha proposto una riflessione dal taglio biblico – teologico al tema proposto dal IV Convegno regionale dal titolo “Caritas e Migrantes insieme per la promozione della dignità dei migranti “nell’anno giubilare della Misericordia” (Cefalù, 15 – 16 ottobre 2016). Il tema dell’intervento del vescovo Lorefice è stato “Ero forestiero. Come Cristo così la Chiesa”.
Nell’intervento del presule, il punto di partenza è stata l’esigenza di ricordare e riconoscere che “i cristiani siamo stranieri e pellegrini, lo siamo nel dna, perché in Cristo per primo c’è questo movimento verso l’esterno, questo fuoriuscire per accogliere. Siamo gente che vive col desiderio e la promessa di una terra dove scorre latte e miele. Siamo popolo di Dio in cammino, alla ricerca. Lo siamo dai tempi della schiavitù in Egitto. E come allora, ancora oggi troviamo faraoni che rendono le loro nuove terre di schiavi”.
Allora il compito degli Uffici diocesani è “ricordare la storia del popolo cristiano, la storia di Gesù straniero in questa terra umana, migrante prima dal Cielo e poi in Egitto, un divino profugo che col suo viaggio ha reso sacro ogni altro andare di ogni uomo su questa terra. E la sua Chiesa è chiamata a fare come Lui: come Cristo così la Chiesa, appunto. Se si legge il ruolo dei cristiani rispetto all’accoglienza dei migranti a partire proprio dall’identità di Gesù capiamo perché diventa urgente e necessario mettere mano ad un capitolo che ancora aspetta di essere scritto – ha detto mons. Lorefice – e che deve avere per titolo “L’avete fatto a me”. Non c’è teologia, non c’è cristianesimo vero senza la capacità di specchiarsi in Dio. In Lui abbiamo interiorizzato il dovere di accogliere il naufrago, chi viene da terra straniera e farlo sentire ospite. Qualsiasi atteggiamento diverso è ipocrisia. Ci sono persone impegnate ogni giorno a curare il corpo e l’anima dei migranti; persone che recuperano il cadavere di chi non ha raggiunto la terra ferma; ci sono persone impegnate ad offrire una possibilità concreta di integrazione. Essere forestieri e per questo accogliere – ha concluso il pastore -, in un circolo ermeneutico meraviglioso”. [01]
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