26 ottobre 2026
Ufficio regionale per le Migrazioni
“QUANDO LA CHIESA PRENDE LA PAROLA, NON PUÒ TACERE SULLA DIGNITÀ E SUI DIRITTI DEI PIÙ VULNERABILI”: LA NOTA DELL’UFFICIO MIGRANTES SICILIA SULL’INTERVENTO DEL PRESIDENTE CEMI MONS. LOREFICE
Ci sono momenti in cui la voce della Chiesa è chiamata a farsi presenza, coscienza e responsabilità.
Momenti in cui non basta essere accanto alle persone: occorre anche avere il coraggio di prendere la parola, indicare le contraddizioni e richiamare tutti, istituzioni comprese, al rispetto della dignità umana.
Oggi, da Castel Volturno, è arrivato un segnale importante. Alla manifestazione contro il progetto di realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR), insieme al vescovo di Caserta e Capua, mons. Pietro Lagnese, e ai vescovi della Conferenza Episcopale Campana, si è levata anche la voce del cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, che ha chiesto al Governo di fermarsi, di ascoltare questa terra e di rinunciare al progetto: «Il problema non sono gli immigrati ma le disuguaglianze e le mafie».
Nella stessa giornata, mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, ha affidato a una nota una riflessione che va ben oltre la vicenda di Castel Volturno. Una riflessione che interpella le coscienze e richiama la responsabilità delle istituzioni e dell’intera società.
Le sue parole toccano il cuore della questione.
– La detenzione amministrativa non può diventare la risposta privilegiata alle migrazioni. L’ampliamento dei CPR non sembra accompagnarsi a un proporzionale incremento dei rimpatri, mentre le denunce sulle condizioni di vita, sull’assistenza sanitaria e sulla sofferenza psicologica all’interno di queste strutture sollevano interrogativi profondi.
– Non si può essere inflessibili con chi è vulnerabile e indulgenti con i meccanismi che lo sfruttano. In territori segnati dal lavoro irregolare, dalla marginalità sociale e dalla presenza della criminalità organizzata, la priorità deve essere anche quella di contrastare lo sfruttamento, le ingiustizie e gli interessi di chi trae profitto dalla fragilità altrui.
– La sicurezza non si misura soltanto attraverso il controllo. Una comunità è sicura anche quando sa rimuovere le cause dell’emarginazione, garantire diritti, promuovere inclusione e offrire prospettive di vita dignitose.
– La dignità umana viene prima di ogni condizione giuridica. Non dipende dalla cittadinanza, dalla provenienza o dalla regolarità del soggiorno. La libertà e i diritti fondamentali di ogni persona non possono diventare questioni secondarie rispetto all’efficacia amministrativa.
– Occorre ripensare profondamente le politiche dei CPR. Come richiama mons. Lorefice, è necessario interrogarsi sulle alternative alla detenzione amministrativa e investire in percorsi di legalità, inclusione e accompagnamento delle persone.
È proprio qui che la parola della Chiesa diventa essenziale: quando ricorda che le persone non sono numeri, che le migrazioni non possono essere affrontate soltanto attraverso la logica del
contenimento e che nessuna politica può dirsi giusta se smarrisce il volto concreto di chi ne subisce le conseguenze.
La Chiesa non sostituisce le istituzioni, ma ha il dovere evangelico di richiamarle alla centralità della persona. Non si sottrae alle domande della sicurezza e della legalità, ma ricorda che entrambe
devono essere perseguite senza sacrificare la dignità, la libertà e i diritti fondamentali.
Quando la Chiesa prende la parola sulla dignità delle persone migranti, non compie un gesto di parte: testimonia il Vangelo e richiama tutti alla responsabilità.
Per questo la vicinanza di mons. Corrado Lorefice a mons. Pietro Lagnese e alla comunità di Castel Volturno assume un significato che riguarda tutti noi. È un richiamo a non abituarci all’indifferenza, a non considerare inevitabile la sofferenza di chi vive ai margini, a non confondere il governo delle migrazioni con la semplice gestione delle persone da trattenere o allontanare.
La legalità è necessaria. La sicurezza è un diritto. Ma la dignità umana è il fondamento irrinunciabile di entrambe.
Non c’è giustizia senza dignità. Non c’è sicurezza senza diritti. Non c’è Vangelo senza la cura concreta delle persone più vulnerabili.














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