I Giornalisti dell’UCSI di Sicilia, riuniti in congresso a Taormina per il rinnovo delle cariche elettive, fanno sentire la propria voce sul problema emergente della famiglia oggi, affermando che la famiglia non può avere omologazione con altri modelli organizzativi di unioni civili.
“Solo la famiglia cristiana, ossequiente alla legge del Creatore e del Redentore, aiutata dalla grazia, è garanzia di pace” diceva Pio XII agli sposi novelli ed il Magistero della Chiesa ha sempre sostenuto e difeso l’istituto familiare che nasce dall’unione di un papà e di una mamma che donano la vita ad una nuova creatura.
Come ha affermato il Card. Angelo Scola: “In una società plurale e conflittuale è un dovere proporre la propria visione delle cose su questioni tanto delicate che possono comportare conseguenze antropologiche e sociali molto gravi”, la nostra Unione di giornalisti ha il dovere di dare eco e voce alla manifestazione nazionale e spontanea dei cittadini italiani che al di là delle differenti credenze religiose difendono e sostengono il valore della famiglia naturale è un segno evidente dell’opinione e del sentire di tanti cittadini che non accettano norme e regolamenti che modificano l’assetto della famiglia naturale, come indicato dall’art. 29 della Costituzione Italiana.
La manifestazione a difesa della famiglia, che “non è contro le persone, ma contro le ideologie”, diventa anche un pressante appello al Governo affinché sostenga e persegua una reale politica familiare, venendo incontro alle nascenti nuove coppie che sono in difficoltà e dia efficaci sostegni alle famiglie che vivono nel bisogno.
Non si può accettare la violazione del diritto del bambino ad avere un papà e una mamma e non delle surrogate e artificiose adozioni al fine di omologare le unioni civili all’istituto familiare dal quale è enormemente differente. I bambini non siano considerati mai il diritto di qualcuno, bensì siano accolti come doni preziosi, frutto dell’amore tra un uomo e una donna, tesori unici e irripetibili da difendere sempre e comunque. Non sia negato il loro diritto di crescere con un papà e una mamma e la loro infanzia non sia violata.
L’Italia, faro di civiltà e di cultura, potrà meglio indicare la civiltà all’Europa, perché è profondamente incivile programmare la nascita di un bambino orfano”.
Il diritto e le scelte dei singoli vengono rispettate e sono già regolamentate da norme di riconoscimenti che non necessitano di nuove leggi, fra l’altro non prioritarie rispetto alle emergenze reali del Paese ed in particolare il lavoro e lo sviluppo dell’economia.
Il diritto ad avere una madre e un padre è un diritto civile, basilare e immediato, che a parole tutti condividono, ma la deriva che scaturirà dall’eventuale approvazione della legge sulle unioni civili, condurrà alla rovina la famiglia e arrecherà notevoli danni a intere generazioni, rendendo quasi impossibile il recupero e il tornare indietro.
Prevenire i rischi dei danni futuri è un impegno civico che sollecita le coscienze dei parlamentari e l’opinione pubblica che va indirizzata sui veri e reali segni di progresso e di sviluppo del Paese, anche distinguendosi da altri Paesi europei dove già i danni delle nuove “aperture libertarie” hanno provocato notevoli danni e trasformazione sociali e culturali.
Nel sostenere i valori della persona umana, i diritti dei più deboli e dei bambini del futuro, i giornalisti cattolici, sostengono e difendono la famiglia naturale e invitano i Parlamentari a tener conto del malcontento del disegno di legge.
Cedere su questo punto del programma del Governo, non condiviso dai cittadini, sarà segno di saggezza e di cultura politica che cerca il miglior bene dei cittadini e le giovani generazioni non siano ingannate con illusorie prospettive di felicità e false idee di amore, che in realtà negano ciò che promettono.
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