TRAPANI. “U SANTU PATRI”: SETTE ARTISTI DI FRONTE ALLA SANTITÀ DI FRANCESCO DI PAOLA
Tra le sue mostre più recenti, le personali nella Chiesa di S. Maria in Montesanto a Roma (2013) e nella galleria De Crescenzo&Viesti (2013), insieme alla partecipazione alla V Biennale di Pechino (2012) e alla mostra Post-classici al Foro romano e al Palatino di Roma (2013).
Nel 2015 è stato uno dei protagonisti del Padiglione Italia della 56ma Biennale di Venezia.
Le sue prime mostre personali risalgono agli anni ottanta dove espone alla Galleria Ugo Ferranti di Roma e alla Galleria Yvon Lambert di Parigi, mentre nel 1981con Bruno Ceccobelli e Giuseppe Gallo partecipa ad alcune importanti collettive all’estero.
Dessì ha uno studio nell’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo (Roma) e nel 1984 partecipa alla mostra Ateliers curata da Achille Bonito Oliva. Seguono svariate mostre dell’artista in Italia e nel mondo, partecipa alla Biennale di Venezia (1984, 1986 e 1993) e alla Quadriennale di Roma (1986, 1996).
Nelle sue opere si ritrova una grande sobrietà cromatica data da diversi interventi sulla tela, come lacerazioni, incisioni, sovrapposizioni di piani, inserzioni di materie diverse.
A metà anni Ottanta, mentre l’attività espositiva si intensifica con mostre a Roma, Berlino, Parigi e New York, la sua pittura si anima di un nuovo rapporto col colore, che si accende, fino a esplodere nei gialli di opere come Campione (1988) e Camera picta (1991). Nel 2003 presenta per la prima volta alla Galleria dell’Oca alcune sculture, che inaugurano il serrato dialogo tra pittura e scultura approfondito nella personale che gli ha dedicato il Macro di Roma nel 2006. Nel 2009 è al Mart di Rovereto.
Ha mantenuto continui contatti con il mondo del teatro realizzando le scenografie per il Parsifal di Richard Wagner, messo in scena con la regia di Peter Stein e la direzione musicale di Claudio Abbado al Festival di Salisburgo e nel 20082010 ha realizzato le scene de Il castello del duca Barbablù, opera di Bela Bartok, rappresentato al Teatro alla Scala di Milano ed alllo Het Muziektheater di Amsterdam.
Pierpaolo Lista (Salerno, 1977) si è diplomato al Liceo Artistico di Eboli. Vive a Paestum e lavora tra Napoli e Milano. Il vetro è l’unico supporto della pittura di Pierpaolo Lista. L’artista capovolge il dettato operativo del dipingere – lavora cioè, sul retro della lastra vitrea. Tanto il disegno che il colore affiorano, con questa tecnica particolare, come apparizioni imprevedibili, sicché ogni immagine – anche la più elementare – acquista uno spessore, non di “matericità”, ma di memoria. Se da una parte la pittura di Lista si presenta tecnicamente unica nel suo genere, le sue fotografie, che si collocano in continuità con il suo approccio pittorico, rappresentano, d’altro canto, un mondo difficilmente imitabile. Questo perché Lista progetta, di volta in volta, piccoli teatri, microcoreografie che fanno da leitmotiv allo scatto fotografico.
Nel 2015 sono tre le personali a lui dedicate: Il Quinto Quarto, in occasione dei dieci anni della Fondazione Pastificio Cerere, Rettangoli Aurei alla Galerie Italienne di Parigi e Una notte ho
provato a uccidere un sogno. Da allora non mi sono più svegliato presso il Castello Normanno- Svevo di Cosenza.
Le opere di Giuseppe Gallo fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche quail il Moma di New York, il Museum Modern Kunst Stiftung Ludwig di Vienna, il Contemporain Midi Pirenées di
Toulouse, il Groninger Museum, il Fukuyama Museum of Art, il Museum Biedermann di Donaueschingen, il MART di Rovereto e la GAM di Torino.
Nel 1993 vince il premio WELLA con Contenitore di Bellezza, appartenente ad una serie di sculture, come Re Sapone e Bianche Pinne, di estrema accuratezza nel segno e originali nei materiali (sapone, liquirizia e grafite), emergendo, ventenne, nel panorama artistico con un linguaggio diverso e creando un’iconografia nuova.
Disinteressato alle logiche del sistema e di maniera, dal ’97 concentra la sua ricerca sui fenomeni umani e sociali e le loro icone, sviluppando nel tempo progetti-ritratti a persone comuni, ad artisti come PINO PASCALI, FRANZ WEST, ENZO CUCCHI e all’amica gallerista CLAUDIA GIAN FERRARI.
Nel 2008 vince il premio ERMANNO CASOLI, ELICA con un’opera appartenente al progetto Dancing on the Verge con GENE ANTHONY RAY, primo atto di Trilogy On the Verge, una “Divina Odissea” a cui lavora dal 2015 con MIKE TYSON in Fighting on the Verge.
Dal 2006 recupera il ciclo Immagini Dipinte (interventi in grafite su pagine strappate da cataloghi e riviste d’arte, design e moda, realizzati a partire dal 1996) riformulandolo tridimensionalmente in Oggetti Dipinti, forme organiche scolpite sul corpo umano e realizzate in grafite-fibra di carbonio penetrando nel linguaggio e produzione del design e nella comunicazione di massa.
Vive e lavora tra Roma e Londra.
Ha esposto in mostre personali e collettive, in Italia, Inghilterra, Libano, Grecia, Slovenia., e ultimamente in occasione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Suoi lavori sono stati esposti e in collezione del MAXXI Museo delle arti del XXI secolo.
Con una formazione legata alla pittura informale, l’artista a partire della seconda metà degli anni Duemila sperimenta l’interazione del tempo e degli agenti atmosferici sulla materia, che lo portano a realizzare opere composte con materiali solarizzati, usurati dal tempo, e con la muffa. Sono lavori che esplorano quello che rimane, documentano la storia, la vita proiettata sulle cose: l’artista osserva il passaggio del tempo portando avanti una riflessione che riguarda non soltanto la consapevolezza della memoria
ma anche la sua trasmissione.
A queste opere ne seguono altre in cui le muffe vengono unite o contrapposte a carte millimetrate, strumenti di precisione e di controllo dello spazio, completamente opposti alla imprevedibilità dell’azione del tempo e della natura sulle cose.
Nel solco di una riflessione che si sviluppa in modo logico e conseguenziale, D’Elia sviluppa successivamente una nuova linea di ricerca apparentemente opposta a quella legata ai segni del tempo sulla materia.
Nel 2014 realizza una installazione ambientale dal titolo Antivegetativa un intero ambiente in cui pareti, oggetti, quadri vengono immersi in una pittura azzurra a base di piombo, l’antivegetativa appunto, utilizzata nei cantieri nautici per evitare l’usura delle chiglie delle barche.
Se le muffe, le solarizzazioni, la polvere ci raccontano il tempo e la memoria sulla materia, se la carta millimetrata tenta un controllo dell’azione del tempo, l’antivegetativa con il suo azzurro compatto, nasconde qualsiasi traccia del tempo, o forse tenta di proteggere la materia dal tempo.
Dal 1998 al 2003 è stato assegnatario di studio a Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. La sua ricerca, all’interno delle Arti Visive, si concentra sulla sperimentazione della pitto-scultura che si avvale dell’uso di mezzi tecnologici e dell’utilizzo di svariati materiali. Vanta innumerevoli mostre personali in Italia e all’estero. Nel 2009 e 2010, nell’ambito del Festival Euromediterraneo di Altomonte (CS) ha dato vita a due importanti rassegne: “NEXT STOP ART – Territori della Contemporaneità” e “CONTEMPORANEAMENTE ARTE – tra realtà e visioni.”
Attualmente vive e opera a Roma.
Nella mostra Gianfranco esprime in chiave essenziale e suggestiva il concetto di santità.














Condividi