PIAZZA ARMERINA. “UNIAMO LE NOSTRE FORZE”. LETTERA ALLA CITTÀ DI GELA
La questione di Gela, si legge nella lettera “non riguarda soltanto coloro che stanno soccombendo ai numerosi drammi che mietono sofferenza, solitudine, abbandono. Essa deve interessare tutti e ciascuno; e questo non soltanto perché siamo con-cittadini, ma anche perché la nostra azione di risuscitamento è iscritta nel gene di una fratellanza che guarda all’altro”. [01]
Al di là di qualche sparuto e appariscente fremito di emotività popolare, espresso, ad esempio, nelle numerose manifestazioni a carattere cittadino, di fatto è mancata nella quotidianità quella spinta propulsiva di idee e iniziative in grado di tenere alta l’attenzione della società verso questa drammatica fase della storia di Gela; sono mancate la costanza e l’energia della proposta e dell’impegno. Poche le eccezioni.
Alla luce di tutto ciò, urge un ulteriore e ancor più accorato richiamo alla coscientizzazione verso l’intera globalità della situazione locale. La cittadinanza tutta, e in particolare quanti sentono l’afflato per l’evangelo, sono chiamati ad un impegno ancor più attivo e attento, orientato al bene comune e ad una più autentica promozione della dignità della persona. È chiaro che tutto questo nasce da una constatazione che è anche esortazione, animata dal desiderio di vedere la propria città risorgere: occorre unire le forze. È da irresponsabili lasciarsi condizionare dai propri interessi, a diversi livelli, soprattutto quando è in gioco il bene comune che è un bene sociale, cioè un bene di tutti. A ciascuno, secondo il proprio ruolo e impegno, è chiesto di com-partecipare alle risoluzioni, ad accettare che la via della solidarietà è l’unica possibile, affinché i nostri giovani possano tornare a sperare e i nostri anziani a vedere confermati i propri sacrifici. La questione “Gela” non riguarda soltanto coloro che stanno soccombendo ai numerosi drammi che mietono sofferenza, solitudine, abbandono. Essa deve interessare tutti e ciascuno; e questo non soltanto perché siamo con-cittadini, ma anche perché la nostra azione di risuscitamento è iscritta nel gene di una fratellanza che guarda all’altro, percependo il fremito di un’arcaica appartenenza.
Alle istituzioni locali di diverso genere (politici, sindacati, credenti nelle diverse confessioni, dirigenti scolastici ed insegnanti, associazioni di solidarietà e quanti sono impegnati nella formazione) si chiede con forza grande responsabilità.
Agli amministratori e alla classe politica cittadina chiediamo di tralasciare le beghe di partito, per far confluire ogni sforzo ed energia verso la socialità, manifestando più attenzione e coraggio a sanare e colmare le numerose carenze economiche e sociali della città.
Agli imprenditori locali chiediamo l’impegno per una nuova interpretazione del loro ruolo, secondo una prospettiva più sociale, nell’interesse di quei tanti lavoratori che rischiano, a causa della disoccupazione, di perdere la propria dignità.
Alla comunità dei credenti chiediamo di vivere in maniera più incarnata il vangelo dell’amore di Cristo, traducendo in gesti concreti il messaggio dell’autentica condivisione, affinché le persone povere e bisognose trovino modalità di vita più dignitose.
A tutti chiediamo di essere più autentici e solidali, guardando soprattutto ai nostri cari giovani, che rappresentano il volto nuovo della nostra città. È nostro compito renderli protagonisti propositivi e intraprendenti delle dinamiche cittadine, giacché, solo attraverso la loro partecipazione attiva, le loro idee e il loro coraggio, sarà possibile sviluppare realisticamente un percorso di crescita verso una società migliore.
«Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per far fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro»: teniamo queste parole di Papa Francesco come riferimento del nostro operato, ricordando ogni giorno che, nonostante le numerose difficoltà, siamo chiamati, in quanto testimoni dell’amore di Cristo, a testimoniare la possibilità di un riscatto pieno ed esaustivo. Pertanto – ci ricorda ancora Papa Francesco: «Non lasciamoci rubare la Speranza!».














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