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PALERMO. “ESSERE VOCE DEGLI ULTIMI, CERCANDO LA VERITA'”

“Non si vive di sola cronaca, della ricerca spasmodica di fare notizia: oggi la storia ci chiede di tenere alto il tenore della nostra comunicazione. Ci sono eventi che hanno bisogno di venire alla ribalta non per creare notizia, ma perché occorre presentare e rappresentare l’uomo e l’umano”. E’ un “attestato di stima e di amicizia” che quello che oggi l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha rivolto agli operatori della comunicazione che hanno preso parte all’incontro organizzato dall’ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Con qualche giorno di ritardo, l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, l’Assostampa, il Gus e l’Ucsi si sono ritrovati in Curia. A loro il presule ha ribadito tutta la sua gratitudine per il lavoro che svolgono, “lavoro che non è poi troppo diverso da quanto opera la Chiesa: entrambi comunicano – ha detto mons. Lorefice – e comunicare significa incontrare e dialogare; significa utilizzare parole e narrare storie e fatti, ma soprattutto persone. L’altro è una cosa seria e va raggiunto nella sua vita. Ecco allora la necessità di dare voce a chi è segnato dal limite, dall’ingiustizia, dalla fatica della vita. E’ questo – ha aggiunto il pastore della Chiesa di Palermo – l’incontro fecondo che il Papa ci ha presentato nel suo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali: la comunicazione non può essere disgiunta dalla misericordia, ma anzi occorre che le due cose camminino una di fianco all’altra”.
Ma cosa è, per chi opera nelle comunicazioni, la misericordia? “Avere un cuore retto, capace di narrare e raggiungere altri cuori accolti nella diversità e nella distanza, accolti nonostante la diversità e la distanza: è questo – ha detto mons. Corrado Lorefice ai giornalisti – il servizio che vi viene chiesto nella particolare congiuntura storica che viviamo. Uno sforzo che si lega all’Anno della Misericordia che stiamo celebrando, ma che anche lo supera. Perché la gioia e la bellezza della ricerca della verità non è sempre cosa scontata”. Durante la mattina di riflessione, che è stata anche occasione di formazione riconosciuta dall’ordine, l’arcivescovo di Palermo ha ribadito con decisione che, “se ci si limita ad una notizia fatta di parole fini a se stesse, se si ricerca il consenso, se si usa la parola per far carriera o farla fare, ci si rende colpevoli di aver creato quella stessa sottocultura che oggi è entrata a far parte della nostra mentalità e che ha preso il posto della nostra coscienza. Di questo ogni giorno paghiamo le spese sulla pelle nostra e sulla pelle di chi è più debole, piccolo, povero. A questo ci ribelliamo – ha detto mons. Lorefice – e ci opponiamo! Non ci troverete mai a fianco della cronachistica fine a se stessa! Ci sono nodi interni alla nostra terra e ce ne sono altri comuni a tutta la nazione; nodi che siamo chiamati a raccontare e a scogliere”.
“Se vogliamo che le nostre città diventino sempre più luogo umano e umanizzante , non possiamo non legare la parola alla gente, non possiamo non arrivare alla storia vera. Dobbiamo raccontare chi non ha voce, chi è segnato, chi ha nessuno che gli può dare parole. La notizia fa cultura, fa mentalità, in bene o in male, in positivo o in negativo”. Mons. Corrado Lorefice, celebrando oggi la Giornata per le Comunicazioni sociali, ha presentato un esempio concreto di “notizia”. “Gioisco molto oggi per la presenza a questo nostro appuntamento del presbitero Andrew Parfenchik della chiesa di San Alexander del patriarcato di Mosca. Averlo qui e adesso – ha detto – ci dà occasione di cogliere la potenza della parola che diventa segno. Noi apparteniamo, infatti, alla stessa tradizione: la tradizione che si lega ad un nome, che si lega a Gesù Cristo. Una tradizione che affonda le radici in quella ‘Bella notizia’ che ci ha fatto un conoscere un Dio che ha predilezione per i più fragili, per gli ultimi. Apparteniamo a questa stessa tradizione, anche se poi abbiamo una diversità che è per entrambi arricchimento. Questa presenza, oggi, è una notizia vera, che serve a creare una coscienza. Non lo sarebbe, probabilmente, alla luce della cronachistica, ma crea ponti di comunicazione capaci di fare e farci incontrare uomini e donne, di farli parlare. Ed è questo che siete chiamati a fare: creare una nuova cultura”. [01]
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