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AGRIGENTO. CARITAS: I MIGRANTI BUSSANO, LA “PROVVIDENZA” RISPONDE

Come spesso è accaduto negli ultimi mesi lo scorso fine settimana diversi profughi arrivati ad Agrigento che per via della situazione legale si sono trovati senza dimora sono stati prima soccorsi dalla Caritas diocesana di Agrigento e successivamente ospitati nella parrocchia Madonna della Provvidenza, Oratorio don Guanella, ad Agrigento. Le impressioni e le emozioni del parroco, don Aldo Mosca, con parole e immagini, sono consultabili su facebook. Così racconta:
 
 
Questa nostra grande famiglia parrocchiale
Sabato e domenica scorsi abbiamo avuto la richiesta dalla Caritas diocesana di ospitare 27 migranti africani che per diversi motivi si erano trovati ad Agrigento ma non avevano riparo per la notte e avrebbero dovuto stare fuori al freddo per il weekend. 
Inizialmente la tentazione forte era quella di rispondere: “mi dispiace ma non ci è possibile”!
Grazie a Dio la tentazione è passata subito e la risposta è stata ” vedremo cosa possiamo fare”!
Una volta messo in moto il sistema di richiesta di collaborazione ai parrocchiani, la risposta è stata straordinaria, come sempre!
I giovani e adulti, operatori pastorali e volontari occasionali, tutti insieme in fermento per accogliere i 27 amici che per una volta avrebbero fatto parte di questa nostra grande famiglia parrocchiale.
Per non parlare del continuo flusso di persone, provenienti anche dalle altre parrocchie, portatori di viveri, indumenti e qualunque cosa potesse essere utile per l’accoglienza.
La Provvidenza dei Guanelliani capanna di un villaggio africano
 
Immagini del disegno che gli stessi ospiti hanno voluto realizzare sulla lavagna della saletta parrocchiale che per due notti li ha ospitati.
In cima al disegno si evidenza marcatamente la scritta AFRICA per ricordare a tutti la loro provenienza.
La sagoma del l’impronta di un piede con su scritto il numero 46 l’unico paio di scarpe che gli abbiamo potuto procurare solo l’ultima sera, grazie alla generosità di una famiglia che è andata persino a comprarle.
E le capanne con un albero di palma e la scritta “mon village”. Per indicare che, mi piace pensarlo, per questi giorni si sono sentiti come a casa!
Il ricordo di un sorriso carico di Speranza
 
 
Davvero non potrò dimenticare i loro volti, spauriti all’inizio e avvolti dalle coperte quasi come se volessero nascondersi perché carichi di sentimenti negativi, si sono trasformati in volti sorridenti e , ci auguriamo, anche forti di un pó di speranza in più per affrontare ciò che ancora il loro viaggio gli riserverà!
Dicono tutto loro! Io non ho più niente da aggiungere (le immagini sono quelle dei volti sorridenti dei migranti)
 

Ecco, invece, la riflessione che la Caritas diocesana propone sul sito.
 
Vi racconto una storia.
E’ la storia di una famiglia (già bella di per sé, vi assicuro!) che si è allargata all’improvviso e di un luogo che sorge nel cuore di Agrigento che, senza preavviso, si trasforma una capanna africana.
Intanto ecco cosa accade.
Per due giorni l’ingresso della mia parrocchia, la Madonna della Provvidenza ad Agrigento, è diventata Porta Santa in questo speciale anno di Grazia!
Al di là di essa non un altare, ma ventisette volti di uomini africani ed altrettanti corpi in cerca di riparo e nutrimento. Al di là di essa non una celebrazione, ma un bisogno concreto. Al di là di essa un Cristo Gesù che, con nomi, colori e lingua diversa dalla nostra, chiedeva di essere riconosciuto in tutta la sua umanità.
Una porta, dicevamo.
L’hanno varcata per primi i giovani dell’M2G, il Movimento giovanile, guanelliano, corsi a sistemare il salone che avrebbe accolto gli speciali ospiti.
L’hanno varcata uomini che li hanno aiutati nelle loro esigenze più semplici ed essenziali.
L’hanno varcata donne che hanno preparato e servito i pasti caldi ai nuovi fratelli esattamente come fanno quotidianamente all’interno delle loro famiglie.
L’hanno varcata loro, don Aldo Mosca, don Giovanni Amico, don JayaSoosai Arockiasamy. Tre uomini speciali che prima l’hanno spalancata questa porta con un sì carico di responsabilità e di fatica e poi l’hanno attraversata, vi hanno sostato, l’hanno resa santa mettendo nella carità praticata quell’amore che, solo, trasforma i gesti in preghiera.
Quanti (e non sono stati pochi) in quelle ore hanno varcato quella porta con abiti, coperte, cibo, braccia per lavorare… o anche semplicemente con un sorriso… si sono fatti misericordia vera, incarnata.
Quante cose Dio perdonerà loro per quanto hanno fatto e per come l’hanno fatto.
Come finisce questa storia? Con una nuova consapevolezza. O con una fede più vera e più viva. O con un amore diventato più grande e maturo. O con ventisette sorrisi che prima non c’erano. O con una benedizione che dal Cielo arriva sulla terra.
Se questa storia avesse una fine, finirebbe in tutti questi modi ed infiniti altri. Ma è finita? Può finire?
E’ questa la Chiesa che amo.
E’ questa la Chiesa di cui mi vanto di far parte. [01]
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