9-11 marzo 2026
AD ACIREALE, È TERMINATA LA SESSIONE PRIMAVERILE DELLA CESI: CONFRONTO, RIFLESSIONE, INCONTRI E PREGHIERA DINANZI A MARIA SANTISSIMA DI VALVERDE
Uno dei primi punti affrontati dai vescovi di Sicilia riuniti a Valverde, in diocesi di Acireale(-11 marzo 2026), per la sessione primaverile della CESi è stata la firma del protocollo di collaborazione con l’arcidiocesi di Tunisi per l’attuazione del gemellaggio tra Caritas Tunisia e la Caritas regionale.
Poi, per tre giorni, un fitto programma di confronto e incontri: con il preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, prof. don Vito Impellizzeri, con i responsabili regionali della Pastorale delle persone con disabilità e con i membri del direttivo della Consulta Regionale per l’Apostolato dei Laici, e ancora con il presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Notarstefano, e l’assistente generale mons. Claudio Giuliodori.
PER APPROFONDIRE: La programmazione dei lavori della Sessione primaverile della CESi
Al termine dei lavori della prima giornata della Sessione Primaverile della CESi, i vescovi hanno celebrato la Santa Messa.
La concelebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. Salvatore Di Cristina, arcivescovo emerito di Monreale, in occasione del XXV anniversario della sua consacrazione episcopale.
In apertura del secondo giorno della sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana a Valverde, nel Santuario mariano i vescovi hanno celebrato l’Eucaristia presieduta dall’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, che nell’omelia ha invitato, riprendendo le parole di Papa Leone, a disinnescare i conflitti attraverso il dialogo, la giustizia ed in particolare la custodia del perdono.
“La nostra vita – ha detto – custodisce il perdono di Gesù nella gratuità della salvezza e della chiamata. Noi perdoniamo perché il Signore ci ha perdonato e continuerà sempre a perdonarci“.
Richiamando il dialogo evangelico tra Gesù e Pietro, il presule ha ricordato come alla domanda “Fino a quando bisogna perdonare?“, il Signore affidi comunque a Pietro la missione: “Pasci le mie pecorelle“, nonostante la sua fragilità e la sua incapacità di essere stato fedele fino in fondo. Un invito forte anche per il mondo di oggi: “I popoli vivano la riconciliazione“. E infine la preghiera per la Chiesa, perché “sia sempre casa di pace e custodisca il perdono ricevuto dal Signore“.
Nel contesto della sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana, martedì 10 marzo i vescovi delle diciotto diocesi siciliane si sono riuniti al Santuario Maria Santissima di Valverde per la veglia di preghiera per la pace dal titolo “Pacem in Terris”. L’iniziativa si colloca in comunione con Papa Leone, che ha promosso per venerdì 13 marzo una Giornata di preghiera e digiuno.
Alla veglia hanno partecipato numerosi fedeli, offrendo un segno concreto di comunione e speranza in un tempo segnato da forte instabilità geopolitica. Nella preghiera dei vescovi è stato ribadito il valore del dialogo, della riconciliazione e del rispetto tra i popoli, sottolineando come la pace non sia solo assenza di guerra, ma un impegno quotidiano che interpella coscienze, istituzioni e comunità.
Il vescovo di Acireale e presidente della CESi, mons. Antonino Raspanti, ha richiamato l’attenzione sulla morte di padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa, in Libano, simbolo del dramma delle guerre che colpiscono innocenti: “Anche di fronte ai conflitti e alle tensioni del nostro tempo, Dio continua a guidare il suo popolo. Nella Pasqua di Cristo e nel dono totale della propria vita, il Crocifisso da giudicato giudica il mondo stesso nell’amore. Mi colpisce profondamente la testimonianza del sacerdote maronita, che prima di morire dichiarava: ‘Noi non abbiamo armi. Le nostre armi sono la fede, il desiderio di pace e la speranza della resurrezione’. La sua vita continua a giudicare chi alza la mano per distruggere“.
La veglia, ispirata idealmente all’enciclica Pacem in Terris di Papa Giovanni XXIII, si è svolta attraverso l’ascolto della Parola di Dio, meditazioni e preghiere comunitarie, alternati a canti, silenzi e adorazione eucaristica. Numerosi fedeli e realtà laicali hanno partecipato attorno alla sacra effige della Madonna di Valverde, in un clima di profonda partecipazione e unità spirituale.
La terza e ultima giornata della sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana è iniziata con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Patti, Guglielmo Giombanco, segretario della CESi.
Nel corso dell’omelia il presule ha richiamato il significato profondo della conversione: “Convertirsi significa consegnare il cuore a Dio perché lo rinnovi. È una luce che illumina il cammino“. Richiamando le tavole della legge consegnate a Mosè, Giombanco ha sottolineato che la legge di Dio “non va osservata solo come precetto esteriore, ma condotta fino al cuore, perché è lì che raggiunge la sua pienezza“. Il vescovo ha ricordato che il cuore è il luogo dove maturano le scelte, si custodiscono i desideri e si alimentano i sentimenti. Per questo, ha spiegato, Gesù non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento: non una norma da osservare formalmente, ma un cammino che purifica il cuore. “La legge dell’amore non è un insieme di diritti o doveri, ma l’inizio di un cammino nuovo“.
Nel suo intervento ha citato anche il pensiero di don Primo Mazzolari: “Solo l’amore porta a compimento la legge“. Un richiamo che evidenzia la differenza tra egoismo e amore: “L’egoismo pretende e porta l’uomo a concentrarsi su sé stesso; l’amore invece si sacrifica e si spende per portare luce nel mondo“.














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