29 gennaio 2026
Piazza Armerina - Caltanissetta
PREGHIERA COMUNE E RICHIAMO ALLA CENTRALITÀ DELL’UOMO NELLE SCELTE CIVILI E POLITICHE: LA CHIESA ACCANTO ALLA GENTE NELLA VICENDA DELLA FRANA DI NISCEMI

“Ai piedi della Madonna del Bosco perché medi questa grazia importante, preghiamo il Signore perché arresti questa frana. Il disastro è enorme. Non permettere che accada ancora disastro”. È stato un momento straordinario e carico di significato quello vissuto dalla comunità di Niscemi: il quadro di Maria Santissima del Bosco, Patrona della città, è stato trasferito eccezionalmente dal suo Santuario alla Chiesa Madre. Tra le navate gremite, il simulacro è avanzato sorretto dai portatori in un clima di profonda devozione e preghiera silenziosa, interrotta solo dalle genuflessioni dei fedeli. Poi la voce del vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, che ha raggiunto il paese, ne ha incontrato gli abitanti e ha con loro e per loro pregato.
L’emergenza: un territorio che scivola via
Il bisogno dell’uomo di raccogliersi in preghiera per invocare l’intervento divino di fronte a mali superiori alle proprie forze attraversa i secoli e la storia. Giunge ad oggi di fronte a un flagello che sta mettendo in ginocchio la città: la frana devastante che interessa il costone ovest. Un disastro, definito “enorme” e che è in continua espansione, che ha già costretto circa 1.500 abitanti ad abbandonare le proprie case e che sta disorientando l’intero paese, mentre i tir della Protezione Civile giungono in città per fornire i primi aiuti alimentari e sanitari.
La voce dei vescovi: vicinanza, solidarietà, centralità dell’uomo
Davanti a questa sofferenza, il vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, ha deposto una “solidale e amorosa partecipazione nei confronti di chi ha perso la casa e vive nel disorientamento“: ha raggiunto il territorio, ha sostato tra la gente e, con tutti, ha elevato una preghiera: “Preghiamo il Signore perché arresti questa frana. Il disastro è enorme. Non permettere che accada ancora disastro“.
A questo grido di dolore e di speranza si è unita la voce di mons. Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta. Niscemi è, infatti, parte della provincia nissena. Il pastore ha espresso la solidarietà di una Chiesa vicina, appunto, per territorio e spirito. Citando il Cantico delle creature, ha richiamato l’attenzione sul rispetto dovuto alla terra: “Come possiamo abitarla se non ci rendiamo conto del rispetto che merita e ne usufruiamo a danno e discapito della gente semplice e onesta?“. Il vescovo ha, inoltre, rivolto un monito a chi detiene responsabilità pubbliche, affinché gli amministratori siano illuminati nel guardare “prima di tutto all’uomo come fine“.
L’impegno del laicato e la responsabilità civile
Anche la Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali, sottolineando che per affrontare il dolore immenso della perdita di ciò che si è ottenuto con i sacrifici di una vita intera, sono necessarie “relazioni concrete di affetto, di amicizia, di vicinanza“. Richiamando l’enciclica Laudato si’, il responsabile Stefano Vitello, a nome della Consulta, ha ribadito la necessità di una Chiesa profetica che abbia “il coraggio di denunciare ogni forma di degrado culturale e politico“.
Mentre Niscemi affronta una delle prove più dure della sua storia, la Chiesa rimane un presidio di speranza. La Chiesa Madre resterà aperta per consentire la preghiera personale, offrendo un abbraccio simbolico a una popolazione che chiede forza e protezione mentre guarda con incertezza al proprio futuro cercando la forza di resistere e rialzarsi.














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