Pubblicato il

07 marzo 2019

Agrigento

QUARESIMA, “TROPPE PIETRE CHIUDONO SEPOLCRI, DOVE C’È GENTE CHE VIVE”

QUARESIMA, “TROPPE PIETRE CHIUDONO SEPOLCRI, DOVE C’È GENTE CHE VIVE”

“La Quaresima è come il fiume che scorre veloce verso il mare, senza questo non si spiegherebbe ed è il mare a dargli senso e a completarlo. Il tempo di Quaresima non va affrontato con spirito ‘vecchio’, quasi fosse un’incombenza pesante e fastidiosa, ma con lo spirito nuovo di chi ha trovato in Gesù e nel suo mistero pasquale il senso della vita e avverte che tutto ormai deve riferirsi a Lui”. Lo scrive il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, nel suo messaggio per la Quaresima. È “il passo che tutti dovremmo tenere in questo tempo. Invece – è solo la mia impressione – in questi giorni sembra che il passo si appesantisca, i piedi si trascinano, la tristezza prenda il sopravvento, la Pasqua sembra lontana. Quasi quasi si dubita che possa arrivare... con tanto male che c’è attorno...”.

La Quaresima, evidenzia il card. Francesco Montenegro il porporato, “è come un viaggio che porta con sé disagi ma è diretta a una meta sicura e luminosa. Ogni volta che si prepara il viaggio la fatica dello stesso viene dimenticata per la gioia del traguardo da tagliare. Il Risorto, in questo periodo, è già tra noi, con noi”.

Noi, prosegue, “già sappiamo che far Pasqua è essere coinvolti in una straordinaria storia d’amore, dove il nostro peccato sarà sconfitto dall’amore del Dio della vita. Lo ripeto. È una storia d’amore e con l’amore non si scherza”. I passi dolorosi di Gesù di Nazareth verso il Calvario “sono gli stessi passi trascinati e doloranti di chi oggi è costretto a caricarsi della vita alla men peggio sperando che anche per lui ci sarà a risurrezione. Ci saranno ancora Pilato, Erode, il sinedrio – sono sempre esistiti – anche oggi esistono, protagonisti fissi di un’identica storia che però oggi trova noi a gridare: Crucifige. Loro si lavano le mani, ma noi stabiliamo chi deve subire la morte”. Per il cardinale, “la Pasqua dipende da noi, da come ci sentiamo coinvolti in questa storia d’amore che se fosse solo un ricordo del passato potrebbe restare com’è, ma che essendo attuale merita che finalmente cambi. Troppe pietre chiudono sepolcri, dove c’è gente che vive, e il risorto oggi chiede a noi di spostarle. Non è possibile commuoversi per il povero Cristo che soffrì, quando i poveri Cristi con la carne sanguinante aumentano di numero e vicino a noi”.

Sul Golgota, conclude il card. Montenegro, “non rimase la Croce, rifulse la Pasqua. È Quaresima. Ma questa si comprende se c’è Pasqua. Se dovesse restare Quaresima (un fiume senza mare!) mancherebbe Colui che fa la Pasqua: il Risorto. E senza Lui sarebbe soltanto una storia triste, senza l’alba della risurrezione!”.

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