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FUNERALI VITTIME MALTEMPO IN SICILIA: “RENDERE GIUSTIZIA, SENZA RIMPALLI DI RESPONSABILITÀ” E "LEVARE LO SGUARDO A DIO"   versione testuale

A Palermo i funerali delle vittime di Casteldaccia, mentre nel Corleonese continuano le ricerche del medico disperso

Dopo che la furia del maltempo che si è abbattuta sull'Italia e anche, violenta, sull'Isola, la Sicilia piange le sue vittime. Nove persone, tra le quali due bimbi e un adolescente, hanno perso la vita intrappolate dentro una villetta di Casteldaccia, una delle aree più cementificate del Palermitano, raggiunta dalla piena del fiume Milicia. Una coppia - lei tedesca, lui siciliano - sono morti a Cammarata, nell'Agrigentino. Un'altra vittima a Vicari.  Al dolore per le vittime si aggiunge l'angoscia per la scomparsa del medico palermitano Giuseppe Liotta, quarantenne, del quale sono ancora in corso le ricerche nel Corleonese. Molte le polemiche delle ore immediatamente successive ai fatti, prime tra tutte quelle legate all'abusivismo e alla cementificazione selvaggia e quelle che chiamano in causa chi ha la responsabilità della vigilanza e della manutenzione.
Intanto i Siciliani si stringono attorno a chi è nella sofferenza. Con loro la Chiesa.
 
“Di fronte alla morte innocente e allo strazio di chi resta non possiamo che levare lo sguardo verso il nostro Signore. Egli non offrì mai spiegazioni alle tragedie umane, ma si fece carico, con una commozione intensa, dei nostri smarrimenti e dei nostri lutti”. Così mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che in queste ore si trova fuorisede, scrive in un messaggio inviato per le esequie delle vittime dell’esondazione del fiume Milicia a Casteldaccia (PA), celebrate in Cattedrale. “Insieme alziamo la nostra voce e gridiamo a Gesù, Figlio di Dio e figlio dell’uomo, nostro Fratello e Signore: Gesù di Nazareth, dobbiamo fermarci, non possiamo proseguire oltre, indifferenti, dinnanzi a tanta sofferenza. Dobbiamo ‘sentire’ queste morti, far nostro questo dolore, com-patirlo, portarlo insieme a quanti ora ne sono schiacciati. Dobbiamo cambiare. Tutti. Dobbiamo convertirci. Gesù – prosegue l’arcivescovo – facci guardare al mondo e agli uomini con i tuoi occhi, con stupore, rispetto, attenzione, amore. Facci abitare la terra da custodi sapienti e da pellegrini impavidi, non da padroni stanziali. Facci avvicinare ad ogni dolore per stendere le mani e toccarlo, assumerlo, fino a sentirlo nelle nostre viscere. Continua tu a narrarci che la tua incarnazione, la tua morte ingiusta – accolta liberamente e per amore – e la tua risurrezione sono la vicinanza di Dio che fa suo il travaglio e il dolore del mondo, il grido delle vittime che attendono riscatto e liberazione, gioia e vita, giustizia e pace”.
 
A presiedere il rito delle esequie delle nove vittime, due famiglie, di Casteldaccia è stato il vicario generale, mons. Giuseppe Oliveri. “La morte è sempre dolorosa, ma lo è soprattutto quando essa viene improvvisa e inattesa a toglierci dal fianco le persone che amiamo, quelle su cui contavamo ancora e che erano parte della nostra stessa vita. È lecito e forse anche doveroso - ha detto durante l'omelia -, che ci si interroghi a tutti i livelli per cercare di dare una spiegazione a quello che appare inspiegabile e, comunque, inaccettabile. Ma speriamo vivamente che lo si faccia non per alimentare inutili polemiche o favorire il ben noto e insopportabile rimpallo di responsabilità, quanto per rendere giustizia, nella verità, a chi non c’è più e porre i necessari provvedimenti affinché si eviti il ripetersi di tali eventi. Tuttavia, non è questo il momento e neppure il luogo per tali considerazioni. Noi non siamo qui per compiere un gesto di umana convenienza, ma per manifestare a questa famiglia, colpita così duramente, tutta la nostra solidarietà, tutta la nostra partecipazione che qui si esprimiamo con la presenza e la preghiera”.
 
Anche da Monreale, dove l'arcivescovo mons. Michele Pennisi si è tenuto in costante contatto con i parroci dei paesi che hanno subito più gravi danni a causa dell’eccezionale maltempo, si esprime “profonda solidarietà e vicinanza alle persone colpite, specialmente di quei territori della zona Montana, nei vicariati di Corleone e di Bisacquino, in cui le devastazioni sono state più rilevanti".
“Siamo particolarmente vicini nella preghiera alla famiglia del pediatra Giuseppe Liotta, originario di Camporeale, che si stava recando a prendere servizio all’Ospedale di Corleone. Nella preghiera - afferma il presule, facendosi “interprete dei sentimenti del presbiterio diocesano e dei fedeli laici”- chiediamo al Signore che dia forza e conforto a quanti assistono con preoccupazione e con ansia quasi impotente al ripetersi di tali emergenze, e guardano con apprensione all’immediato futuro proprio e dei propri figli. A loro ci uniamo nella volontà di reagire senza sgomento con la serenità che nasce dalla fede”. L’arcivescovo esprime anche “riconoscenza ai responsabili della Protezione civile, alle autorità civili e militari e ai tanti volontari ‘angeli del fango’, che si stanno adoperando per alleviare i disagi delle popolazioni”. Inoltre, “con senso di intima partecipazione e volontà di collaborazione”, mons. Pennisi fa appello alle autorità competenti “perché intraprendano – come è loro dovere istituzionale – i percorsi necessari per tempestivi interventi dove più rilevanti sono le devastazioni e per ripristinare con urgenza i collegamenti viari”. Il presule, infine, precisa: “In base alle informazioni e alle richieste che ci perverranno da parte dei parroci e delle Caritas parrocchiali, valuteremo come rendere concreta la nostra solidarietà”.
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