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PIAZZA ARMERINA. DOPO IL BICENTENARIO, LE PRIORITA' DELLA CHIESA DIOCESANA   versione testuale

Nella celebrazione conclusiva dell’anno giubilare mons. Gisana ha ribadito le scelte che dovranno ispirare nel futuro l’azione pastorale della diocesi


Un centinaio tra preti, diaconi e seminaristi riempivano il presbiterio della Cattedrale il 3 luglio 2018 in occasione della Concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Rosario Gisana a conclusione dell’anno giubilare concesso dalla Penitenzeria Apostolica Vaticana per il bicentenario di istituzione della Diocesi piazzese. Più che tirare un bilancio delle iniziative svolte nel corso di quest’anno, il vescovo nella sua omelia ha sottolineato i propositi che conseguono a questa ricorrenza.“Il tempo trascorso – ha esordito il vescovo - è stato prezioso: abbiamo imparato, seppur con fatica, ad ascoltare quello che lo Spirito dice, adornando al meglio la sposa. La cura di abbellire questa sposa è un impegno che ci tocca tutti singolarmente, nel tentativo di concretizzare quanto sia gradito allo Sposo: quella comunione di vita fraterna che scaturisce dalla reciproca e amabile accoglienza”.
Mons. Gisana ha poi richiamato un principio fondamentale: “Tutta la nostra pastorale dovrà ispirarsi al martirio di Gesù, che evoca il principio della donazione evangelica, secondo quella gratuità che è incondizionata apertura all’altro senza mai nulla reclamare per sé. Cercheremo di intraprendere questa via del martirio, necessaria, obbligatoria, per dare radiosità alla nostra Chiesa. Essa è stata affidata dallo Sposo a ciascuno di noi, secondo quello che ognuno potrà offrire, nella fedeltà al suo grado di appartenenza ecclesiale”. Richiamando uno dei punti chiave su cui la diocesi si è impegnata in questo anno giubilare con la diffusione in tutte le parrocchie della pratica della Lectio divina, il vescovo ne ha rimarcato l’impegno: “Impareremo, con la pratica della lectio divina, a sensibilizzarci con il timbro di voce con cui Gesù proferisce i suoi desideri. Le parole, che egli ci rivolgerà, saranno balsamo per la nostra vita cristiana e plasmeranno il nostro modo consueto di rapportarci con gli altri, facendo sì che l’apertura vicendevole si ispiri a quanto recepiamo dal loro senso spirituale, che ovviamente verificherà comportamenti, decisioni, scelte”.
Mons. Gisana ha poi fatto riferimento al secondo proposito: “La pratica della misericordia di Dio tra di noi. Ciò significa, in altri termini, che i nostri rapporti debbano comunicare quel sentimento che abbiamo appreso dalla relazione di Gesù con gli emarginati e gli esclusi: un sentimento di autentica apertura, fiducioso, senza alcun sospetto, privo di ogni pregiudizio. Ciò significa – ha chiarito il Vescovo - che il vangelo deve diventare sempre più l’unico precetto che orienta e persino dispone e decreta un modo di vivere, uno stile che giustamente definiamo evangelico.”. E ha concluso ribadendo la scelta prioritaria della Chiesa piazzese nei confronti dei poveri: “L’attenzione ai poveri, come norma che regola ogni orientamento e decisione significa solcare la via del messia che è attenzione prioritaria ai vinti della storia, quale presenza costitutiva per le grandi questioni del mondo, sicuri che la sofferenza degli scartati è il dolore redentivo del messia. Questa scelta è improrogabile. Lasciamo che la nostra testimonianza in opere buone generi il paradosso di questa bellezza, insita nella povertà della nostra madre Chiesa, chiamata ad indicare il sacramento d’amore che la custodisce”. [Settegiorni.net]  
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