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ESORCISTI DI SICILIA. FORMAZIONE E CONFRONTO PER ESSERE VICINI A CHI È VITTIMA DELL’AZIONE STRAORDINARIA DEL DIAVOLO    versione testuale

In 44 partecipano al 14° incontro di formazione del Centro Giovanni Paolo II

Le sofferenze delle persone possedute, l’atteggiamento evangelico che ogni battezzato deve avere verso quei poveri che sono le vittime dell’azione straordinaria del diavolo e le esperienze pastorali nel ministero della liberazione sono alcuni dei temi trattati nel corso del 14° incontro di formazione degli esorcisti di Sicilia (Baida, 21 – 24 febbraio 2018). È stato organizzato dal Centro regionale “Giovanni Paolo II” che, per la Conferenza episcopale siciliana, si occupa appunto della formazione degli esorcisti dell’Isola. Un momento importante, come spiega il direttore del Centro, fra Benigno Di Gesù, che spiega “la necessità della formazione dei sacerdoti, già a partire dagli anni del seminario e poi dell’aggiornamento, del confronto e di un periodo di apprendistato. Da autodidatti si va incontro ad errori, magari commessi in buona fede, ma pur sempre errori. Serve la conoscenza della teologia – spiega fra Benigno -, ma anche una conoscenza specifica intanto delle norme della Chiesa e di come la Chiesa dice che debbano essere compiuti gli esorcismi. Ma ancora non basta – aggiunge -, perché occorre un aggiornamento e una formazione permanente. Infine, per compiere bene un esorcismo, serve un tempo di tirocinio. Non servirebbe stare accanto ad un altro medico di esperienza per capire come applicare quanto studiato? Forse che non è richiesto anche agli avvocati, dopo la laurea, un periodo di apprendistato? Non possiamo immaginare che sia diverso per gli esorcisti”.
Il frate rinnovato aggiunge: “Se dietro l’esorcista c’è una Chiesa orante e penitente, più facilmente avviene la liberazione: può bastare un solo incontro e non, come spesso avviene, un lavoro lungo anche anni”. Fra Benigno invita i fedeli a prendere a cuore chi è vittima di tale dolore. “Sono i più poveri tra i poveri – dice – e come tali hanno bisogno della nostra vicinanza, innanzitutto attraverso la preghiera, il sostare dinanzi all’Eucaristia, il digiunare, il praticare la carità fraterna. Mai – aggiunge – dovrebbe mancare la preghiera per loro e per chi per loro combatte durante le celebrazioni domenicali”.
A mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, il compito di indicare ai 44 esorcisti presenti al corso come accostarsi a chi è vittima dell’azione straordinaria del diavolo alla luce della Parola. “I poveri, nel Vangelo, sono quanti sono limitati nell’espressione della loro dignità umana e nell’esercizio della propria libertà e se c’è una persona che realmente è limitata - ha detto -, che lo è fisicamente, mentalmente, psicologicamente, spiritualmente, che lo è nell’esercizio della sua libertà e della sua dignità, è la persona posseduta dal maligno”. Per questo gli esorcisti sono, secondo mons. Lorefice “al cuore della missione della Chiesa e lì si sta come Cristo: a servizio. Gesù ha viscere di misericordia – ha aggiunto l’arcivescovo – e il vostro ministero di esorcisti è legato a questo amore viscerale di Dio”.
A dare il loro contributo ai lavori anche don Alberto Cozzi che ha proposto la sua riflessione sul tema “Il diavolo. L’omicida fin dal principio o figura del male?” E di padre Paolo Carlin su sette e satanismo. 
 
 
 
 
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