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“LAICI E PRESBITERI INSIEME PER L’UNICA MISSIONE DELLA CHIESA”   versione testuale

Nell’intervento di Franco Miano la necessità di passare “Dalla collaborazione alla corresponsabilità”

E’ stato affidato a Franco Miano, già presidente nazionale di Azione Cattolica, il compito di guidare la riflessione sulla diversa corresponsabilità di laici e presbiteri nell’unica missione nella Chiesa nell’ambito del 4° Convegno regionale dei presbiteri di Sicilia (Cefalù, 3 – 26 novembre 2015) dedicato al tema “Ordinati al presbiterio per una Chiesa in uscita. A cinquant’anni dal Decreto conciliare Presbyterorum ordinis”. 
L’intervento ha assunto come punto di partenza una affermazione: “Non ci può essere corresponsabilità senza responsabilità. È assolutamente ovvio, ma è importante ribadirlo. La responsabilità personale è alla base, è il dato di partenza fatto di scelte vocazionali, fatto dalla persona in quanto tale. È la parola che il Signore ha detto a ciascuno di noi e la risposta che abbiamo dato. La difficoltà maggiore – ha detto Miano ai sacerdoti di Sicilia - è probabilmente scorgere la domanda rivolta a ciascuno di noi. Solo dopo entra in gioco la capacità di scelta e le conseguenti stabilità e coerenza nel rinnovarla quotidianamente. Occorre capacità di individuare la domanda perché si delinei la risposta. Solo così sarà possibile rendere autentico e diretto ogni cammino”.
Per il relatore, “tutto ciò che ci mette insieme ha bisogno di una doppia responsabilità, perché è più facile far da soli che insieme. La responsabilità, però, ti apre ad un tirocinio di vita insieme. La responsabilità è risposta e la risposta va ripetuta ogni giorno, con i suoi passi. Una risposta che non possiamo dare da soli. Parto da me, dal messaggio che colgo come fondamentale per me, ma parto da me e cammino con gli altri. Non c’è dono ricevuto – ha aggiunto - che posso consumare da solo: devo spenderlo con e per gli altri”.
Per Franco Miano, prima di insistere sulla corresponsabilità, occorre riflettere sull’unica missione. “Siamo battezzati e la più grande e unica forma di corresponsabilità è quella per l’annuncio del Vangelo del Signore Gesù. Quante volte la prassi e la vita quotidiana anche della comunità ci fa dimenticare questa realtà? La corresponsabilità non passa in via primaria dal servizio che svolgo, che è importante ma rimane cosa secondaria. Soprattutto i laici ci prestiamo a questo rischiando di mettere in secondo piano l’annuncio della grandezza, della bellezza, dell’amore di Dio. Non c’entrano il numero di ore trascorse in parrocchia - ha ribadito Miano -, non è questa la misura della fede! Bisogna sentirsi 24 ore sub 24 coinvolti nella missione. Come raggiungere questo? Questo è il vero grande tema. Implica innanzitutto la coerenza tra la fede e la vita. Come evitare che tanti compiti e missioni affidate giustamente ai laici, possano spingerli ad un impegno più fondante nella vita di ogni giorno?”. 
Rimettendo una di fianco all’altra la dimensione della corresponsabilità e la vita quotidiana, il relatore ha posto ai convegnisti un quesito: “La corresponsabilità appaga? È esercizio della propria fede? O è copertura e tranquillizzazione della coscienza? È importante compiere il servizio, ma lo è di più il senso di questo servire e la capacità di coinvolgere l’intera comunità”. Ed ha collegato la corresponsabilità alla sinodalità. “Il cammino della sinodalità è quello che Dio si aspetta dalla Chiesa di oggi. Così ci chiede Papa Francesco. E sinodo è camminare insieme: laici, pastori e vescovo di Roma. Cosa significa questo camminare insieme che il Papa ci ha indicato nel Sinodo? – ha proseguito Miano - Far sperimentare il senso della centralità della comunione, che è il dono più grande; far sperimentare il senso del valore provocatorio dell’amore, della fraternità. È una delle provocazioni più grandi per l’oggi”.
La corresponsabilità, dunque, “non è un dato tecnico, non riguarda solo i numeri delle persone coinvolte, ma è un sentire, è una questione di cuore”. 
L’educare alla corresponsabilità, secondo l’ex presidente dell’Ac nazionale, passa attraverso tre vie: l’incoraggiare i laici a testimoniare la propria fede nella vita quotidiana; superare le impostazioni funzionalistiche della pastorale; far crescere la qualità di relazioni. Ecco come Franco Miano le ha approfondite nel suo intervento.
“Prima di tutto la dimensione della corresponsabilità implica una verifica che passa attraverso la nostra capacità di incoraggiare i laici ad essere testimoni nei propri ambienti di vita, ciascuno secondo la sua vocazione propria. Come esercitare una autentica corresponsabilità tra laici e Chiesa? Come ottenerlo? L’ambiente di vita non è solo la famiglia, la scuola, il lavoro, ma anche ciò che tocca la vita: la povertà e le tante situazioni problematiche, situazioni di vita vissuta.
Come posso vivere la corresponsabilità con chi incontro e non solo con chi cammino?
E siamo al punto successivo: se è una questione di sentire, come spingere i laici ad essere più impegnati nella testimonianza di tutti i giorni, senza che sia una questione puramente utilitaristica?
Quali le modalità e i luoghi più adeguati alla corresponsabilità? Tante le esperienze nelle parrocchie: organismi organizzativi, attività, gruppi, associazioni... ma c’è un confine tra dimensione organizzativa e un adeguato spessore di corresponsabilità. Infine, occorre cogliere tutto il bene della vocazione dell’altro. Se vogliamo ridare significato, vita e slancio alla dimensione della corresponsabilità, dobbiamo guardare alla qualità delle relazioni. È l’elemento che raccorda i diversi ambiti. L’esperienza della fraternità è da sottolineare e far vivere, non come un artificio utile, ma qualcosa di sostanziale: è capacità di accogliere il dono della comunione”.
Miano ha poi proposto all’attenzione un testo di Benedetto XVI, in un messaggio al Forum internazionale di Azione Cattolica in Romania, nell’agosto del 2012. “Diceva una cosa forse ovvia: la corresponsabilità esige un cambiamento di mentalità, che faccia dei laici non i collaboratori del clero, ma persone realmente corresponsabili dell’essere e dell’agire. È la richiesta ufficiale di un cambiamento di mentalità che mette insieme la corresponsabilità con la dimensione della gioia: non è un salto, ma un passo decisivo. I laici oggi hanno bisogno di sentirsi accolti e sperimentare la bellezza della gioia del Vangelo, di vivere la responsabilità come una gioia e non come un peso. La responsabilità non può opprimerci se sperimentiamo la gioia di camminare con l’altro, anche quando ci sembrerebbe insopportabile. È l’apertura oltre noi stessi”. [01]
 
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