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AGRIGENTO. "PAPA FRANCESCO A LAMPEDUSA COMINCIÒ IL SUO PELLEGRINAGGIO A PUNTATE TRA LA POVERTÀ E L’IMMIGRAZIONE”   versione testuale

Il card. Montenegro al talk "“Dal grido nella Valle, al pianto sul mare” in occasione del 25° di Giovanni Paolo II nella Città dei Templi

“Il suo era un cuore di pellegrino. Lo manifestò sulla nave, quando incontrò gli immigrati e nel cimitero dei barconi, dove disse ‘Quanta sofferenza!’. Credo sia stata questa la sua lettura di quel viaggio”. Così l’arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro, ha ricordato il viaggio di Papa Francesco a Lampedusa, dove lo ha accolto l’8 luglio 2013, intervenendo mercoledì 2 maggio 2018  al talk “Dal grido nella Valle, al pianto sul mare”, dedicato a quella visita e al 25° del viaggio ad Agrigento di san Giovanni Paolo II. “Per me è stato l’inizio del suo viaggio in mezzo alla povertà e all’immigrazione – ha aggiunto il porporato –. Un viaggio che ancora non si è concluso. Il suo è un pellegrinaggio a puntate in cui rivolge attenzione all’uomo che soffre, ai poveri e a chi è costretto a migrare”. Il cardinale ha sottolineato come Francesco “non si è fermato nonostante i venti contrari”. “Il suo viaggio va coinvolgendo sempre più. La sindrome della paura che la politica ci mette nel cuore non sta frenando il Papa. Chiede notizie sulle migrazioni e dà indicazioni”. L’arcivescovo ha evidenziato anche la parola più importante, a suo avviso, dell’omelia pronunciata da Francesco a Lampedusa: “indifferenza”, che “è un atto di violenza”. “Il problema dell’immigrazione il Papa lo tiene sempre sul tavolo. Ma la cosa più grave è l’ingiustizia che c’è nel mondo, perché finché c’è ingiustizia ci saranno migrazioni”. Infine, parlando della mafia, il cardinale ha ricordato come “per fortuna non si uccide più come prima”, ma alla luce di ciò “abbiamo tolto attenzione a questo tema”. “Mentre prima c’erano dei morti si continuava a parlarne, oggi la mafia non viene più vista come un problema per noi – ha affermato –. Eppure c’è una mentalità mafiosa diffusa. L’effetto è diverso da quello delle armi, ma costruisce dipendenza e prepotenza”. Quindi l’invito a restare attenti. “Le armi non tuonano ma le vite si possono annientare ugualmente”. [01]

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