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PIAZZA ARMERINA. SPARI CONTRO LA CASA CANONICA CHE OSPITA VENTI GIOVANI MIGRANTI   versione testuale

Il vescovo Gisana: "La nostra attenzione è e deve essere rivolta verso chiunque viva nel bisogno”

“Questa notte hanno sparato nella nostra sede di Pietraperzia dove sono accolti ventuno migranti all’interno di una casa canonica messa a disposizione dal vescovo di Piazza Armerina, mons Rosario Gisana. I colpi di arma da fuoco sono stati sparati dall’esterno ed hanno perforato la finestra ed una porta interna. Fortunatamente nessun ragazzo è stato colpito. Ma i migranti sono tramortiti e spaventati, così come i nostri operatori, impegnati da una settimana nell’accoglienza ed integrazione dei giovani migranti”. Così Agostino Sella, presidente dell’associazione Don Bosco 2000 che promuove l’integrazione dei migranti provenienti da Paesi in guerra, racconta e commenta quanto avvenuto la notte tra mercoledì 14 e giovcedì 15 febbraio 2018. Lui stesso lo definisce un “gesto violento ed intimidatorio che lascia senza parole ed è probabilmente frutto del clima generato da chi usa il tema della migrazione come terreno di scontro politico”. Il giorno prima dell’arrivo dei giovani, infatti, durante un’assemblea pubblica in chiesa madre con il vescovo e il sindaco, un comitato aveva espresso con forza e determinazione il proprio dissenso. La macchina burocratica era già in moto e la Prefettura ha comunque fatto arrivare i migranti che sono accolti nella casa canonica inter-parrocchiale da meno di dieci giorni. “A Pietraperzia stiamo lavorando in accordo con molte associazioni e comunità locali – dice Sella -, con le parrocchie e tanta gente comune con cui abbiamo creato un dialogo costruttivo. Nei giorni scorsi tantissimi pietrini – aggiunge – sono venuti a dare solidarietà e aiuto ai ragazzi, mettendosi a disposizione volontariamente per aiutarci nelle attività di integrazione”. Tra poco il vescovo Rosario Gisana sarà nella sede per celebrare messa, mentre l’associazione, forte del sostengo espresso dopo la vicenda della scorsa notte e appoggiata dal clero e dalla comunità, annuncia: “Noi continuiamo nella nostra opera di accoglienza, sicuri che come sempre alla fine il bene avrà la meglio sul male”.
Il vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, ha celebrato messa a Pietraperzia, in segno di vicinanza, solidarietà e affetto. Ha raggiunto il paese dell’Ennese nel giorno stesso in cui un colpo di arma da fuoco è stato esploso contro la struttura, messa da lui stesso, in accordo con la Chiesa locale, a disposizione dell’associazione Don Bosco 2000 per l’accoglienza di ventuno ragazzi africani in fuga dalle guerre. “Quello che si è registrato oggi a Pietraperzia è un fatto davvero efferato che ha sconvolto quanti la abitano e che ha ferito noi tutti – ha detto -, ma non si può attribuire quanto accaduto ai cittadini che, da subito, si sono dimostrati aperti, rispettosi, accoglienti. E una notizia come quella di cui oggi siamo costretti a parlare non deve farlo dimenticare”. Nel corso della celebrazione eucaristica, il pastore della Chiesa locale ha invocato lo Spirito Santo “perché dia a tutti noi luce per poter avviare le giuste considerazioni e anche perché ci suggerisca le modalità per sempre più accompagnare ogni persona che vive nella nostra terra ad essere accogliente, a saper amare senza distinzione”. In occasione della sua visita a Pietraperzia, mons. Gisana ha aggiunto: “La Chiesa locale ha voluto destinare parte di questa nostra canonica interparrocchiale all’accoglienza dei migranti su sollecitazione di Papa Francesco che ci ha invitato ad aprire le porte ai nostri fratelli. Lo abbiamo fatto – ha proseguito – e abbiamo trovato il sostegno di gran parte della gente che ci ha dato solidarietà e disponibilità e che oggi continua a darcene. La nostra attenzione è e deve essere rivolta verso chiunque viva nel bisogno. E così è. Se, infatti, diamo riparo, aiuto e amore a chi arriva da lontano, mai smettiamo di sostenere chi vive accanto a noi con progetti concreti”. Il riferimento è ad un progetto promosso in collaborazione con la Caritas. “Un progetto – anticipa il presule al Sir – che sarà attivato in città in favore delle famiglie povere e dei bisognosi”. [01]
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