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AGRIGENTO. TRASLATE LE SPOGLIE MORTALI DEL VESCOVO MONS. GIUSEPPE PETRALIA   versione testuale

Accolte a San Domenico dopo l’acuirsi del quadro fessurativo della navata nord della Cattedrale

I resti mortali di mons. Giuseppe Petralia, passato alla storia come il primo vescovo antimafia, sono stati traslati dalla cattedrale di Agrigento alla concattedrale di San Domenico al termine della celebrazione eucaristica presieduta dal card. Francesco Montenegro. Dopo un breve ricordo della figura di mons. Petralia, vescovo di Agrigento dal 1963 al 1980, il feretro è stato accompagnato in forma privata nella concattedrale di San Domenico, dove è stato preparato il sepolcro che accoglierà i suoi resti mortali. “La traslazione – si legge sul sito web de ‘L’Amico del Popolo’ – si è resa necessaria a causa dell’acuirsi del quadro fessurativo della navata nord della cattedrale, dove mons. Petralia nel 2000, in seguito al decesso, come da lui disposto nel testamento, era stato seppellito”. Benemerito del giornalismo italiano e siciliano, fu incaricato della direzione di “Voce cattolica” e della supervisione a “Sicilia del popolo”. Inoltre, per la direzione del settimanale diocesano agrigentino “L’Amico del Popolo”, ha meritato la medaglia d’oro al giornalismo in campo nazionale. Scrisse anche per “L’Osservatore Romano” e su “Vita e pensiero”. Il 27 marzo del 1965 in un’intervista concessa al “Giornale di Sicilia”, “aveva richiamato alla necessità di un serio studio del ‘fenomeno mafioso’, da non confondersi, aveva chiarito, con ‘la comune delinquenza organizzata’”. “Il suo episcopato – aggiunge il settimanale diocesano – si colloca tutto nella nuova atmosfera del Vaticano II”. “Le ferite della frana di Agrigento, il travaglio per la riapertura della cattedrale e la tremenda sciagura del terremoto nella Valle del Belice del 14 gennaio 1968, l’hanno visto impegnato per condividere e lenire le laceranti piaghe della popolazione”. [01]
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