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Chiese di Sicilia - Conferenza Episcopale Siciliana - PIANA DEGLI ALBANESI. 80° ANNIVERSARIO DALLA FONDAZIONE DELL'EPARCHIA
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PIANA DEGLI ALBANESI. 80° ANNIVERSARIO DALLA FONDAZIONE DELL'EPARCHIA   versione testuale

L'Eparchia in festa per la gioiosa ricorrenza con due giorni di studio e preghiera

Trascorsi ottanta anni dalla propria fondazione (1937-2017), l’Eparchia di Piana degli Albanesi, gioiello ecumenico della Sicilia, si prepara ai festeggiamenti memoriali in occasione dell’anniversario di erezione ecclesiastica. Il calendario di iniziative per celebrare l'evento "tiene conto dell’essenzialità della spiritualità bizantina, offrendo un tributo alla storia della fondazione dell’Eparchia e uno alla Divina Liturgia nella Cattedrale San Demetrio Megalomartire".
Mercoledì 25 ottobre 2017, alle ore 11.00 mons. Giuseppe Maria Croce, già addetto dell’Archivio segreto vaticano e canonico della Basilica papale di Santa Maria Maggiore, interverrà presso i locali dell’episcopio con una relazione sulla storia dell’Eparchia basata su quanto emerge dalle fonti.
Nel giorno anniversario, il 26 ottobre, alle ore 10,30, una solenne concelebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, presieduta dal vescovo mons. Giorgio Demetrio, coronerà i festeggiamenti presso la Chiesa Cattedrale in Piana degli Albanesi.
Ecco come l'Eparchia isntetizza questo 80 anni.
Con la Bolla Apostolica Sedes del 26 ottobre 1937, l’augusta volontà del Pontefice Pio XI istituiva l’Eparchia (Diocesi) di Piana dei Greci per i fedeli di tradizione bizantino-greca della Sicilia, sancendo in buona sostanza gli sforzi apostolici profusi dal Cardinal Luigi Lavitrano, arcivescovo di Palermo, volti alla costituzione di uno spazio nella Chiesa in cui le tradizioni albanesi in Italia e la sublime spiritualità cristiana orientale potessero fiorire a ricchezza della storia futura.
Contestualmente alla fondazione dell’Eparchia di Piana dei Greci, di cui il Cardinal Lavitrano veniva nominato Amministratore Apostolico dalla Santa Sede, nella stessa data di fondazione veniva designato vescovo di rito greco il presbitero Giuseppe Perniciaro di Mezzojuso, poi consacrato nella data del 16 gennaio 1938, scelto come Ausiliare e Vicario Generale dell’Arcivescovo Lavitrano per la nuova Eparchia. Alla nuova Eparchia furono assegnati i Comuni di Piana dei Greci e di Santa Cristina Gela, staccati rispettivamente dalle Arcidiocesi di Monreale e Palermo, le parrocchie e i fedeli di rito greco del Comune di Mezzojuso, della giurisdizione di Palermo, di Contessa Entellina e di Palazzo Adriano, di quella di Monreale; inoltre, veniva annessa anche la chiesa S. Maria dell’Ammiraglio in Palermo, detta della «Martorana», ed elevata alla dignità di concattedrale della nuova Eparchia.
Gli anni immediatamente successivi alla nuova creazione dell’Eparchia di Piana dei Greci furono anni intensi di iniziative e attività pastorali e culturali volte a definire la fisionomia specifica della nuova diocesi, per il ristabilimento della purezza del rito, il decoro delle chiese e delle sacre cerimonie. Così, presto giunse il riconoscimento civile dello Stato Italiano il 2 maggio 1939 e dal 13 al 16 ottobre 1940 si ebbe a Grottaferrata il primo Sinodo Intereparchiale, voluto e preparato dall’Eparchia di Piana dei Greci, con la presenza dell’Eparchia bizantina di Lungro in Calabria. A questo primo Sinodo Intereparchiale, finalizzato a gettare le basi di un progetto di rinnovamento delle diocesi bizantine in Italia e di un programma a favore dell’Oriente cristiano, intervenne anche una Delegazione ufficiale della Chiesa ortodossa d’Albania in qualità di osservatrice.
Da un punto di vita politico, il comunismo in Italia realizzava i primi tentativi di dialogo con la Chiesa e la religione in genere, grazie ad iniziative giovanili che intendevano il forte partito comunista solo come realtà politica, e perciò conciliabile con la fede cattolica. La seconda guerra mondiale (1940-1945), tuttavia, costituì un blocco di notevole forza per lo sviluppo e l’ampliamento di tali iniziative, così come riduceva alla paralisi anche la vita delle due circoscrizioni ecclesiastiche bizantine, attenuandone soprattutto lo slancio ecumenico. Basti qui riferire che, con Decreto della Sacra Congregazione per le Chiese Orientali del 25 ottobre 1941 veniva cambiata anche ecclesiasticamente la denominazione della nuova Eparchia, a seguito del fatto che motivi di politica italiana il Comune di Piana dei Greci assumeva nuova denominazione: da allora, anche l’Eparchia di Piana dei Greci (Planensis Graecorum) si chiamerà anche ecclesiasticamente Piana degli Albanesi (Planensis Albanensium). Nell’immediato dopoguerra (1947), al rinunciatario Cardinal Luigi Lavitrano succederà come Amministratore Apostolico per Piana degli Albanesi il nuovo Arcivescovo di Palermo, il Cardinal Ernesto Ruffini.
Ulteriore slancio e vitalità viene data all’Eparchia di Piana degli Albanesi, in tempi più recenti, con la Bolla Orientalis Ecclesiae dell’8 luglio 1960, a firma del Papa Giovanni XXIII: in forza di essa, anche le parrocchie e i fedeli di rito latino, presenti nei Comuni di origine albanese passavano sotto la giurisdizione dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, mettendo fine in tal modo agli annosi contrasti dettati dall’insistenza di differenti Vescovi diocesani (latini e greci) con giurisdizione religiosa sui medesimi Comuni.
Con la Bolla di Papa Giovanni XXIII, il Cardinal Ernesto Ruffini portava a compimento l‘opera iniziata dal suo predecessore, a giusto titolo considerato fondatore ecclesiastico dell’Eparchia di Piana degli Abanesi: il Cardinal Ruffini riuscì a ottenere del Santo Padre un provvedimento che avrebbe certamente dato ottimi spunti di relazioni favorevoli tra la Chiesa cattolica e il vicino Oriente ortodosso e che avrebbe permesso una più serena amministrazione della stessa Eparchia e del suo innato spirito ecumenico.
Oggi l’Eparchia di Piana degli Albanesi è una realtà più che mai viva, tanto particolare da potersi definire unica nel suo genere: la palestra di ascesi e di allenamento al dialogo intradiocesano tra le due tradizioni rituali  e le due spiritualità presenti, orientale e occidentale, costituiscono un paradigma per la Chiesa universale nella ricerca instancabile del dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane. Non a torto, dunque, essa è oggi guardata come gioiello storico-culturale, incastonata nella bella Sicilia, quale risultante convincente della possibilità di recupero creativo della storia secolare che quest’isola ha vissuto nell’alternarsi dei vari governi e delle diverse spiritualità, quelle che la fanno essere non solo ponte geografico verso l’Oriente, ma soprattutto luogo “fisico-teologico” del complesso cammino dell’unica Chiesa di Cristo, che può davvero essere “una” al di là delle storiche e perniciose divisioni. [01]
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