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MONREALE. MONS. PENNISI: "NO AI PADRINI MAFIOSI O ANCHE SOLO CONNIVENTI"   versione testuale

Un decreto dell'arcivescovo che ribadisce quanto più volte indicato anche dalla Conferenza Episcopale Siciliana

I mafiosi e quanti convivono con la mafia non possono essere padrini di battesimo o di cresima. Lo stabilisce, per la diocesi di Monreale, l’arcivescovo mons. Michele Pennisi, con un decreto firmato mercoledì 15 marzo 2017.  Il presule ricorda come sia “usanza antichissima della Chiesa” dare al battezzando un padrino o una madrina per “assisterlo, se adulto, nell’iniziazione cristiana”, ovvero cooperare con i genitori, se bambino, “affinché conduca una vita cristiana conforme al battesimo”. Parimenti, anche per il cresimando è previsto il padrino, “il cui compito è provvedere che si comporti come vero testimone di Cristo e adempia fedelmente gli obblighi inerenti allo stesso sacramento”. Mons. Pennisi cita quindi il Codice di diritto canonico, laddove al canone 874 si prevede “che per essere ammesso all’incarico di padrino vi sia una condotta di vita conforme alla fede e all’incarico che si assume”. Pertanto, “tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o a essa aderiscono o pongono atti di convivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa”. Ne consegue – decreta il vescovo – che “non possono essere ammessi all’incarico di padrino di battesimo e di cresima coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici e hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato”. Il decreto è preceduto da quello del 5 maggio del 2014 riguardante  i membri delle Confraternite. Entrambi si basano su vari documenti della Conferenza Episcopale Siciliana del 1982, del 1994, del 1996 e del 2012 secondo i quali "tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa”. [01]
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