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PALERMO. SANTA ROSALIA: "PALERMO È UNA FAMIGLIA: OGNUNO SI ASSUMA LE PROPRIE RESPONSABILITA'"    versione testuale

Per l'arcivescovo Lorefice “fino a quando ci saranno dei cristiani la speranza non potrà mai morire”

“Nessuno potrà spegnere la speranza perché il mondo conosce uomini e donne serie, cristiani seri che vogliono fare della loro vita un dono”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, che ha presieduto lunedì 4 settembre 2017 una Messa nei pressi del santuario di Santa Rosalia, a Montepellegrino, nella solennità della patrona di Palermo. Durante l’omelia, il presule ha ricordato il generale Carlo Albero Dalla Chiesa, di cui il giorno prima si è ricordato il 35° anniversario dell’assassinio per mano mafiosa. “Trentacinque anni fa a Palermo comparve una scritta che segnava disillusione e disperazione: ‘Oggi è morta la speranza di questa città’. Era stato ucciso per mano di chi strumentalizza la fede stessa e il nome di Dio il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – ha aggiunto mons. Lorefice -. Nel giorno più santo per noi palermitani, la festa di Santa Rosalia, qualcuno si macchiava di un delitto così efferato. Quella scritta quasi era il segno della disperazione, quasi una copertura tombale a chiudere ogni anelito verso il riscatto. Eppure oggi Rosalia ci aiuta a leggere quella frase”. L’arcivescovo ha sottolineato l’insegnamento della Santa: “Rosalia ci ricorda che l’amore non si può spegnere. Umanamente la speranza sembrava sotterrata, ma fino a quando ci sarà un uomo o una donna cristiani la speranza non potrà mai morire. L’amore nel segno del dono totale di sé è la forza e l’energia che conduce la vita degli uomini verso la liberazione e non verso la distruzione. Il desiderio di felicità che ogni uomo nutre non può che esprimersi nella dimensione comunitaria. Non può esserci felicità chiudendosi su se stessi”. L’arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice, che nella notte precedente la festa, si è recato in pellegrinaggio a piedi fino al Santuario sulla cima del monte, ha ricordato il settantesimo anniversario della presenza in città dei padri orionini, che hanno cura della vita che nasce, di cui è simbolo una tazza di latte portata all’altare durante l’offertorio. “Guardando a Rosalia ognuno di noi si deve assumere le proprie responsabilità, dai cittadini a chi ha compiti amministrativi – ha detto mons. Lorefice -, perché Palermo è una famiglia. Viviamo una salita dove la meta è una donna che ha molto da dirci, Rosalia. Una donna cristiana, che ha dato un primato a Dio e si è assunta maggiormente la responsabilità della vita umana. Parlare del primato di Dio significa ripensare la vita a partire da un Padre che si prende cura di tutti i suoi figli”. [01]
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